Ad Est – Poeti polacchi tradotti da Paolo Statuti – Olga Celuch


Tre poesie di Olga Celuch

(scelte da Paolo Statuti)

Ossessione

Fotografo…

Incido…

Taglio…

Incollo…

Disegno…

Scrivo…

Devo fermare il tempo!

Voglio immortalare il mondo!

Devo imprigionare le emozioni!

Per liberare me stessa…

(gennaio 2003, Varsavia)

Pensieri

Pensieri instancabili

mi galoppano per la testa

Qualcuno insegni

ai cavalli

a dormire sdraiati

e ai miei pensieri

a riposare

nell’oscurità

della notte irriflessiva…

(febbraio 2003, Varsavia)

Sognando un fiore

Mi addormento

accogliendo sulle mie

le tue labbra

che non mi hanno baciata mai!

Chiudo gli occhi…

disegnando ogni tuo sguardo

che si posa su di me leggero.

Sogno un fiore sbocciarmi dentro

che non sarai tu a cogliere…

(febbraio 2003, Varsavia)

Olga Celuch in un ricordo di Paolo Statuti. 

Questa poetessa esuberante, bella e sensibile, che prometteva molto è prematuramente scomparsa a Varsavia il 5 giugno 2010, stroncata da un male incurabile. Era nata nella stessa città il 7 gennaio 1980. Eravamo molto amici, veri amici, la nostra era un’amicizia fondata soprattutto sulla poesia e sulla pittura. Conservo di Lei un bellissimo ricordo.

Nel 2010 nel numero 78 della rivista polacca “Poesia oggi” sono apparse 12 poesie di Olga con un breve commento firmato da Daniel Zych. Eccolo nella mia traduzione: “Cos’è la poesia di Olga Celuch?… Forse un modo di rivelare la sensibilità e la capacità di meditare sul mondo? Più di tutto mi piacciono le sue miniature, che definirei flash poetici. Sono brevi lampi che illuminano la realtà, attimi di riflessione sulle stranezze del mondo, sui suoi misteri, sui sentimenti. E’ una poesia insolitamente emotiva, la poetessa assorbe il mondo sensualmente e lo vive in modo molto affettivo. In modo originale rivela anzitutto il fenomeno dell’amore. Ed è sorprendente che lo faccia non solo nella lingua polacca, ma anche in quella italiana”.

Aggiungo qui che Olga conosceva molto bene la nostra lingua per aver trascorso diversi anni in Italia frequentando la scuola italiana.

Sempre nel 2010 la casa editrice “Wydawnictwo Książkowe IBIS” ha pubblicato la sua prima e ultima raccolta di poesie intitolata “Raccontami di te…”

(c)
Paolo Statuti
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32 pensieri su “Ad Est – Poeti polacchi tradotti da Paolo Statuti – Olga Celuch

  1. Amo e trovo affascinantissimo il lavoro di traduzione, dunque un grazie sentito per questa proposta. Se devo però essere sincera queste poesie non le trovo particolarmente coinvolgenti , è uno stile lontanissimo da quello che di solito prediligo, più aspro, più spazioso, più tendente all’inventiva concettuale e verbale. Queste poesie mi sembrano ingenue a dirla tutta.

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    • Concordo sul fascino del lavoro sulla traduzione poetica. Sul metodo e sulla metodologia.
      In merito a queste poesie, mi sembrano pensieri leggeri come dopo un risveglio di sonno ad occhi aperti, fanciulleschi, più che ingenui. E non è detto che la leggerezza non la si possa prendere in sollievo, come momento di pausa, un intervallo, dalla fatica (e dalla passione) della ricerca poetica.

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    • Mi poni su un viottolo d’argento (niente piatto, qui ci sono le vie) un incrocio di strade. Da una parte, sarei tentata di seguire strade consolidate di difesa ad oltranza dell’articolo proposto, magari mettendomi a ricercare una visione critica con cui motivare la stroncatura della stroncatura, gridare sulla pagina “accorruomoquic’èun’offesaalpatrimonioculturale” che magari trasparli solo con la voce dell’ego. Ma qui siamo su WSF, le critiche vanno ascoltate. Oddio, Samoa, un po’ di delusione per non aver circostanziato l’aggettivazione: magari la potevi lasciare, ma a parte questo, comprendo la tua critica sullo stile “leggero”, da diario colloquiale di quest’artista, ma come ho riportato in un commento precedente, la scelta era anche di proporre la storia di quei “pensieri instancabili” che alla fine hanno trovato riposo.

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  2. Ho letto con interesse i vari commenti e voglio dire senza alcun timore e con convinzione che amo la poesia semplice che esce spontaneamente dal cuore. Boris Pasternak che io ho tradotto ha detto: “La poesia è quell’altezza che supera tutte le gloriose Alpi, e che si trova nell’erba, sotto i piedi, cosicché basta soltanto chinarsi per vederla e coglierla” – più semplice di così! Il grande poeta polacco Konstanty Ildefons Gałczyński ha scritto “La mia poesia”
    La mia poesia sembra una notte lunare,
    una quiete sconfinata,
    quando la fragola dolce nei borri appare
    e l’ombra è più grata…….
    La mia poesia è un mero prodigio,
    è il paese ove d’estate
    dormiva rannicchiato un gatto grigio
    sul davanzale. – più semplice di così!
    Forse qualcuno dirà che è infantile? Beh a me piace, mentre non piace quella poesia sedicente di cui non si capisce niente!

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  3. Visto che si avvicina Natale, dedico questa poesia “semplice” a tutti gli amanti della poesia “complicata”
    NATALE

    Non ho voglia
    di tuffarmi
    in un gomitolo di strade
    Ho tanta
    stanchezza
    sulle spalle
    Lasciatemi così
    come una cosa
    posata
    in un
    angolo
    e dimenticata
    Qui
    non si sente
    altro
    che il caldo buono
    Sto
    con le quattro capriole
    di fumo
    del focolare.

    Giuseppe Ungaretti
    Napoli, 26 dicembre 1916

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  4. Paolo, trovo un pò troppo riduttiva la visione di “poesia che esce dal cuore” . Il cuore non può essere considerato in maniera sempliciotta un distributore di caramelle e di dolci sogni, così come la poesia non è il sunto di una buona e spontanea intenzione. In questo senso anche la frase di Pasternak, mi pare abbia la consistenza del nulla cosmico, se non meglio spiegata. Il cuore è un muscolo vitale, e come ogni muscolo non può permettersi di perdere vigore e tonicità, pena il risultare flosci , come lo è stata questa poetessa con questi scritti pressochè inutili. Non hanno potenza, non c’è tensione, non c’è stupore, non c’è scoperta. Cosa è uscito dal suo cuore? La buona intenzione di scrivere ? Bene, questa si apprezza senz’altro, ma la cosa finisce qui, nel senso che la sua poesia è acqua fresca.Anzi no, a temperatura ambiente. Non vorrei sembrarti brutale per queste mie considerazioni ; è solo il mio pensiero nudo e crudo, proveniente dal cuore anch’esso. Con simpatia, B. 😀

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  5. Allora lasciamo stare il cuore e parliamo di sentimento. Per fortuna esistono sensibilità diverse che reagiscono in modo diverso al sentimento. Ho spiegato nel mio commento perché mi piace la poesia di Olga: perché è semplice, fresca, spontanea e sentita. E non piace soltanto a me. Prendo atto del tuo pensiero anche se non lo condivido. Più che brutale direi un po’ troppo sicura di te e dei tuoi giudizi. Ecco il mio pensiero questa volta proveniente dalla ragione. Perdona la sincerità e buona giornata. P. 🙂

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    • Mi fa comunque piacere discutere con te su questo argomento. Certo il gusto o la propensione personale verso qualcosa credo non possa essere messo in discussione. Resta infatti il piacere di condividere in questi luoghi tutte le voci possibili, poichè la pluralità resta un fattore oggettivo importante per tutti, così come la ragione .Ciao, B 😀

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  6. Ciao B. (Bianca, Barbara, Beata, Benedetta, Beatrice…?) grazie per la tua risposta saggia e pacata. Avrai comunque capito quale tipo di poesia io prediligo. Scrivo poesie abbastanza di rado, ma ciò mi conforta perché mi dico: sicuramente non sei un grafomane! Sono chiare e semplici e puoi leggerle nel mio blog musashop.wordpress.com sotto “Le poesie di Paolo Statuti”. A me interessa esprimere un sentimento, un moto dell’animo provocato da una immagine, un pensiero, una circostanza…sono quindi lontano “dall’inventiva concettuale e verbale”, ciò non toglie però che si possa convivere nella grande accogliente luminosa casa della Poesia. Paolo
    PS. Nel mio blog troverai molte mie traduzioni di poeti russi, cechi ma soprattutto polacchi.

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    • Mi chiamo Bianca, puoi chiamarmi tranquillamente per nome. Grazie mille per la segnalazione. Anche a me piace tradurre , lo faccio dall’inglese. Sì certo abbiamo concezioni ed approcci diversi ad uno scritto, ma è giusto sia così. Tu pensa, io impazzisco per la poesia dadaista e quella americana e inglese di inizio novecento, il secolo di più grande fermento intellettuale a mio avviso. Se la poesia non è un pò schizofrenica e allucinata,sono portata a dire sempre che un pezzo non mi piace. Passerò comunque dal tuo blog, grazie mille.In fondo sono di natura curiosa e sempre pronta a cambiare idea.

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    • Si può e si deve essere accolti in una casa comune dalle colonne tortili o dai pilastri di marmo lisci. Ma le fondamenta sono uniche e solide. Se così non fosse, non solo in poesia, ma in ogni altra arte, saremmo tutti omologati in un unico monotono e costante luogo di parola (o colore o nota). Invece si sceglie, si discute, si critica, s’infiamma, si riflette. E la sincerità, lasciamelo scrivere, è un dono di cui andare fieri, altro che scusarsi. Anche Bianca lo è sempre. Su questo mi sa avete un piano comune in cui aprire porte.

      Rispondi
  7. Meth, hai ragione a chiedere di circostanziare un’espressione apparentemente rude come la mia lassù prima di voi. Per paradosso e puro spirito polemico , non un male in se se ben utilizzato,mi verrebbe poi da ribattere che così com’é semplice il moto poetico proposto ,così lo è e lo vuole essere il mio modo di vederlo. Non un giudizio per carità ( non ne sarei capace ,non qui ) ,ma una semplice reazione ” de core ” alla lettura di altrettanti moti ” de core ” .
    Io credo che la semplicità tuttavia sia l’espressione di ben altro che questo bum bum bum cardiaco. E che sia ben più …..complessa.
    Ciò che qui ho letto ha più a che vedere con la cecità o ,mi sia perdonato,il limite pigro di chi si adagia su un proprio dire usuale.
    Ma non aprirò polemiche. Dico solo e chiedo : leggendo in modo anonimo tali versi che valenza o infatuazione avremmo loro riservato ?
    Personalmente credo che Poesia sia comunque espressione di intelligenza,considerando io l’emotività stessa una forma di intelligenza. Altrimenti è trito sentimentalismo. Un forma ambigua di manifestarsi , un meccanismo provato e assicurato dove chi si mette in scena conosce benissimo la reazione di chi è spettatore. La cerca ,la provoca e ne gode in maniera narcisistica. Così nell’arte ,così nella vita.
    E di questa ambiguità ,sia agita essa dalla Celuch,da Ungaretti o dalla penna lieve del poeta ” semplice” ,permettimi,ne voglio fare a meno.
    Con simpatia e stima.

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  8. Scusa ma non potresti scrivere in modo più chiaro e semplice? Ma di quale ambiguità stai parlando, per amor del Cielo, anzi della Poesia! Tutto il tuo giudizio a me sembra ambiguo e anche io ne faccio volentieri a meno. Non sono un sentimentale, tanto è vero che ad esempio non ascolto mai Chopin…Ma c’è tantissima gente che lo adora, così come adorano la musica di Mozart che ancora piace dopo tanti anni…Allo stesso modo piace la “vecchia” poesia. A te forse piace la musica contemporanea, così come ami la poesia “intelligente”. A me invece piace una poesia sentita e che si fa sentire, anche a costo di sembrare troppo semplice. De gustibus…Scusa il “tu”, e grazie comunque: ogni commento è ben visto, anche se non condiviso.

    Rispondi
  9. Paolo ,sinceramente non mi pare che il mio commento ti sia ” ben visto ” ,tutt’altro. E forse ti farebbe pure bene all’apparato digerente ammetterlo. A me del bon ton da web non interessa nulla,anzi lo detesto cordialmente. È una rogna che rovina la maggior parte dei siti.
    Se il mio linguaggio ti pare troppo complicato allora,fissi in te ,mi farei delle domande su quanto sia davvero il caso di continuare ad occuparsi di poesia ( lasciami usare la minuscola in tal caso,per piacere ) e magari non di altro.
    Cercherò di spiegarmi meglio quindi poiché ciò che tu hai letto non è quello che io ho scritto .
    Prendiamo per esempio il grado più semplice del linguaggio : la lallazione infantile. È certo una struttura semplicissima. Eppure complicatissima ,a noi adirittura incomprensibile ,poiché contiene in se tutta la potenzialità del linguaggio futuro. Come un occhio che si apre sulla realtà e deve interpretarla,darle forma e senso.
    Semplice,quindi. Questa semplicità è stata compresa da un grande, forse il più grande , poeta italiano del novecento : Andrea Zanzotto . Egli infatti ha fatto della lallazione una cifra della propria poesia. Eppure le lallazioni ( semplice) zanzottiane vengono considerate tutt’altro che semplici. Ancora oggi i sostenitori della ” semplicità ” in poesia ,leggendo Zanzotto vengono colpiti da travasi tsunamici di bile e giudicano ” astrusa ” la poetica del Poeta .
    Un altro esempio. Questa volta in pittura. Joan Miro .
    Le strutture grafiche di Miro sono prese di peso dai segni che il bambino traccia quando comincia a disegnare, sulla carta. Esse sono il fondamento grafico con cui il bambino inizia a leggere la realtà e riprodurla. Forme svolazzanti, poi chiuse , che ,lentamente si depositano al suolo e danno vita alla realtà così come viene letta.
    Ovviamente anche Miro , fautore di una semplicità estrema ed eversiva , è giudicato da quelli che amano la semplicità in pittura ( in genere monolitici figurativisti ) ereticamente incomprensibile.
    E quindi ?
    Quindi non solo la storia dell’arte e della poesia,ma anche l’evoluzione psichica e biologica ,ci dimostrano quanto la semplicità sia affare tutt’altro che semplice.
    Un conto è la semplicità ,un conto lo stereotipo.
    La semplicità non è la rima cuore amore,e nemmeno il disegno della casetta con il Prato enl’alberello. Questi sono stereotipi. Modi comodi di tradurre la realtà .
    Zanzotto e Miro sono archeologi della semplicità che ,affondando le mani nella complessità di questo termine ,ne colgono il senso. E non si accontentano del semplice meccanismo stimolo risposta ( in questo senso ho parlato di ambiguità ) .

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  10. Come ultima cosa credo di dissentire profondamente anche su Chopin.
    Ascoltarlo come compositore sdolcinato è un grossolano errore ( sarebbe considerato viceversa un immortale?) . È lo stereotipo che vuole Chopin un compositore sentimentale. Lo stereotipo che si è generato cacciando la musica del grande compositore in spot di cioccolatini,brandy e materassi a molle.
    Un ascoltatore ” sano” dovrebbe riuscire ad ascoltare oltre questo stereotipo.

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  11. Penso ci sia un malinteso, tu parli di lallazione e elementarità grafica, cioè di semplicità come essenzialità (dico bene?). A me, in quanto lettore e spettatore dell’arte questo non fa molta impressione, anche se devo confessare che, come pittore, guardo con un certo interesse i disegni dei bambini. Nel mio precedente commento ho inserito due poesie come esempio di semplicità come la intendo io. Certamente hai capito cosa intendo. Per tua informazione odio la banalità e tanto più le rime tipo cuore e amore.

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  12. Io credo che non vi siate intesi affatto. Paolo, la semplicità delle poesie sopra, fa rima in questo caso con banalità ed elementarietà, in altri termini le poesie sono grezze. Ovvero : non concetto, non costruzione, scarsa modellazione.Già solo quei puntini di sospensione nella prima, dicono tutto.

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  13. Lasciamo stare i cioccolatini che usano più Mozart. Chopin piace alle persone che amano la musica melodica che fa scattare una certa molla emotiva, non si tratta di stereotipo, è una reazione sincera e sentita. Per quanto riguarda me, sono un ascolatore navigato e smaliziato e Chopin come Mozart e simili sono troppo scontati, mentre a me piace più la musica comprensibile sì, ma dove scopri sempre qualcosa di nuovo, come ad esempio in Bach.

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  14. Ci sarebbe da sparlare finché non si esaurisce il cuore/fino a quel che resta dopo il sangue/ma
    i prediletti degli dei amano/ far parte delle schiere delle leggende giovani;/è senza pieta la poesia/ma i poeti sono ancora più crudeli/perché ci lasciano troppo presto/e non si ha il tempo nemmeno delle lacrime!/Il vuoto è più d’una terra senza oceani/e il punto è che loro sono orfani senza di noi!
    antonio sagredo

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