Amour


AMOUR  –  Michael Haneke, 2012 (125 minuti) – Vincitore Palma d’oro Festival di Cannes 2012

di Daniele Bruni

Trama:

Una coppia di anziani insegnanti di musica vede stravolta la propria quotidianità da una crudele malattia.

Voto:  8/9

I consigli dei tizi del videonoleggio:

Imprescindibile per gli amanti di Haneke e per chi ama il Cinema con la “C” maiuscola.

Avvertenze: leggere bene il foglietto illustrativo. Può causare sonnolenza a chi non è abituato ai ritmi di Haneke e un forte senso di disagio anche a quelli che hanno visto tutti i suoi film.

Considerazioni:

“Amore” è una delle poche parole la cui etimologia sta proprio nella sua radice, che non deriva da altre. Amore deriva da amore. Amore è amore.

E così la pellicola di Haneke, vincitrice della Palma d’oro a Cannes, non poteva che essere un film unico, autarchico, inusuale.

L’amore. Cos’è l’amore? Credo che non servirebbero tutti i vocabolari e gli Umberto Eco del mondo per  trovare una definizione univoca. Ognuno ha la propria idea di amore ed ognuna è giusta, poichè si parla di amore. L’amore di Haneke è compassione, è devozione, è simbiosi, è pietà. L’amore di questa coppia ottuagenaria è quanto di più unico si sia mai visto su uno schermo.

Fanculo Jennifer Aniston, Cameron Diaz, Sofia Loren, quella con la faccia da cavallo di “Sex and the city” e altri troioni da trogolo.

Fanculo Jerry Maguire e quella sciattona di Renè Zellqualcosa.

Fanculo Bogart e la Bergman nella nebbia di Casablanca.

Fanculo tutte le coppie e tutte le stereotipate, insulse, inverosimili rappresentazioni dell’amore propinateci sul grande schermo da Méliès ai giorni nostri. Rappresentazioni che hanno causato più divorzi della Playstation e Facebook messi insieme, perchè ci hanno rimbecillito con situazioni, dialoghi, reazioni e aspettative del tutto incompatibili con la vita fuori dal grande schermo.

Fanculo tutto questo.

Haneke ci mostra due vecchi incartapecoriti che ancora si fanno i complimenti per come erano carini vestiti in quel modo, e continuano a farlo anche quando uno dei due si rincoglionisce peggio di Bossi dopo aver scopato con Luisa Corna.

Il film si apre con una porta sfondata dai pompieri. Haneke ci usa come arieti per entrare in una realtà che non vogliamo vedere nè tanto meno accettare, una situazione che viene trattata solo da Mara Venier a “La vita in diretta”. Dopo aver sfondato la porta dell’appartamento, il regista ci fa accomodare in un bel salone parigino. Tutti in ghingheri. Tutti composti e pronti ad assistere a un concerto per pianoforte. Si alza il sipario. Applausi. E si scopre che non siamo di fronte a un palco ma in mezzo a un ring, e più precisamente alle corde. C’è un vecchio canuto con la barba che ci tira tanti pugnetti sui reni e ogni tanto ci assesta un bel gancio sul naso. Iniziamo a sanguinare e tentiamo pateticamente di parare i colpi.

Invano.

Il vecchietto continua a lavorarci ai fianchi con quei pugni ossuti, e contemporaneamente sorride. Lo capiamo perchè non usa il paradenti. Tanto lo sa che non riusciremo a tirare un destro, figuriamoci a colpirlo al volto.

Dopo un pò siamo stremati, ma ci facciamo forza pensando che a momenti suonerà il gong. Sbagliato. Niente fine primo tempo. Si tira dritti, due ore e rotti a prendere cazzotti e quel signore canuto che ride. Verso la fine sbrilluccica tutto, ci gira la testa, vediamo solamente delle lucine e i pugni son diventati quasi necessari. Poi una scena surreale, che dopo tutti quei cazzottini non sappiamo se è dovuta a una commozione cerebrale o se è accaduta davvero. E infine il silenzio.

Fine.

Ci alziamo, ci guardiamo intorno e troviamo le stesse facce dietro a ogni naso presente in sala. Nel mio caso l’età media era pronta per il casting di “Cocoon”, e non ci voleva il dottor Paolo Crepet per capire che si stavano cacando sotto perchè di lì a poco sarebbe potuto capitare anche a loro. Ma anche io e la mia ragazza ci siam tenuti la mano per tutto il tempo, come la splendida coppia Emmanuelle Riva e Jean-Louis Trintignan, sperando di arrivare a 80 anni con le idee ancora chiare su cosa significhi Amour.

Curiosità:

Haneke dà una lezione a tutti i cineasti del mondo, ossia come confezionare un capolavoro con un budget di 37.000 lire. Film INTERAMENTE girato in un appartamento parigino (la conferma di essere a Parigi la si ha prestando attenzione alla casa: grandissima, signorile, riccamente arredata e con un bagno degno di una bettola di Nuova Delhi. Come sono sudici i francesi…)

http://personaltrailer.wordpress.com/

fan page: http://www.facebook.com/pages/Personal-Trailer-recensioni-e-curiosit%C3%A0-sul-cinema/141240965923867?ref=ts&fref=ts

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4 pensieri su “Amour

  1. Sì, una bella recensione. Recensione appassionata di Daniele, che come vedo ha più che apprezzato. Ho visto questo film ieri sera. Mai vista una cosa del genere, fila interminabile già dal primo spettacolo delle 18,30. Quando ho proposto al mio accompagnatore di andare a vedere il film di Haneke, mi ha guardato con una faccia sospettosa e poi è scoppiato a ridere dicendomi ” con te al cinema bisogna sempre o soffrire o tornare a casa con qualche perversione in più nella testa ” ….E devo dire che questo film è infatti un film in cui si soffre. Si soffre forse più dopo che durante. Perchè questo film ti entra dentro e non ti lascia più. Perchè questo film ti sbatte in faccia con estrema serietà, sobrietà e realismo la realtà nuda e cruda in cui l’unica e grande vittoria è l’amore. L’amore che qui è vicinanza, dedizione, sofferenza, immensa tenerezza e consapevolezza soprattutto che lasciarsi è impossibile, che il cammino terreno di una persona non avrebbe senso senza la persona amata. Sapevo quando ho scelto questo film, che trattandosi del perfido regista Michael Haneke, non sarebbero mancate staffilate in pieno petto e un bel pò di sadismo, ma in fondo è anche per questo che amo i suoi film, allo stesso modo in cui ho amato i suoi precedenti ” Funny Games”, ” Il nastro bianco” , ” La pianista” , ” Cache – niente da nascondere”. La pellicola scorre lenta, infonde tutta la pesantezza dell’irreversibilità del tempo, della condizione della vecchiaia, dell’essere indifesi, fragili e dell’affetto profondo di una coppia che sta insieme da una vita e per cui l’uno è motivo di esistere dell’altro. Un film ad effetto doppler, perchè lontano dalla sala, ne arriva un eco più forte e incancellabile, che ti toglie tutte le parole.

    Bellissima questa considerazione di Daniele su Personal Trainer pagina FB:

    La vita è una ciliegia
    la morte il nocciolo
    l’amore il ciliegio

    Pagina che consiglio agli appassionati di cinema come me.

    Rispondi
  2. forse dovrei seguire attentamente le avvertenze e saltarlo a più pari, visto che non ho mai visto un film di haneke, ma amo il rischio e andrò a vederlo.

    AT

    Rispondi

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