Prospettive: I fotografi che hanno fatto la storia della Fotografia – Francesca Woodman – Omaggio di parole


Ho sentito spesso chiamarla come un giglio malato da sé, senza riuscire a non fare altro che farsi pensare, per la realtà che scavava ben oltre le sue fotografie, quei rituali domestici e gli spazi che sapeva riempire con poco.
Lei potrebbe apparire come angelo caduto, una foresta nel pieno dell’inverno o una casa che all’apparenza può sembrare abbandonata. C’è tutto questo ed altro, la sua nudità e il suo smarrimento.
Avvolge e fa sentire il suo dolore. L’omaggio per me era dovuto, ed ho cercato le voci che pian piano sono arrivate a fare parte della mia vita e che adoro, per quello che sono, Donne, Mamme, Poetesse e Vita…si vita.

in questo quando d’ombra e presagio
trattienimi parola sul limite oscuro:
è una cicatrice d’alabastro la pelle agli occhi del giorno
dove lasciare polvere di trascorsi e sabbia
assente d’orma che non siano i miei fantasmi
.
scivolami addosso nelle pieghe
di un’ora di pioggia e pagine cancellate
raccontami di cieli sottosopra nello specchio
di quanto è stato tolto al ramo e gettato nello scarico
imbiancato da rimorsi e ripartenze
.
e poi – soltanto allora, però –
ingannami col ci saremo ancora
all’imbrunire di quel sogno (non più nostro)
mentre accanto al corpo la croce
già esige chiodi e non più mattini.

Angela Greco

Francesca Woodman (Denver, 3 aprile 1958– New York, 19 gennaio 1981) è stata una fotografa statunitense. Suicida a 22 anni. Volò verso la terra da un palazzo di New York. Scelte da non discutere. Non distrusse i propri lavori, prima del salto: quindi il suo passaggio in una particolare era e in una particolare fetta di mondo ha voluto lasciarlo. Addentrarsi in questo passaggio non è come partecipare a un ballo mascherato, o forse sì? C’è da comprendere chi indossa la maschera: Francesca o noi, spie sollevatrici di lapidi. Per trovare che cosa? Una ragione? L’Arte? Una ragazza?
Dire lo sguardo altrui sulle cose, accavallando le gambe e anche fumando. Dire il proprio sguardo, rimasto senza possibilità di replica. Dire.

Eliminato il colore dagli scatti, ché sia spietato il primo doppio offerto: il bianco, il nero.
Il corpo è quasi sempre aspro, scarno, per ciascuno di noi imprendibile se non nella superficie di sé, vero Francesca? Tanto non puoi replicare, e io dei critici me ne infischio.
Corpi.
Due sono i seni, due le mani, due le gambe, i reni, i polmoni. Speculare non è il volto, ma ha due occhi, troppi denti, una lingua, due tonsille, un palato, amaro come il fegato, solo, sotto un costato.
E allora hai preteso un ritaglio di specchio, tagliente, perché ciò che era uno ti faceva sentire patetica, sola?
Specchio, perché il tuo corpo non fosse obbligato ad essere unico. Avere un compagno di sé, identico, scabroso, rassicura? Capirti, adesso, non ha un vero valore: è interpretazione sterile. Le tue immagini, eredità per crearci turbamento: che scherzo in strazio!
La ragazza, per metà sotto ciò che io vedo teca, ha palpebre spalancate in odore nauseante di giglio-purezza. Ha paura, la ragazza? L’hai saputo tu. Ma ho paura io nel vederla sotto una lastra, pesante, benché non di marmo.
E quell’altra – vestita di carta da parati marcita in fiore – nascosto il volto e il sesso, ha freddo nell’inverno che si è decisa addosso.
Donne, con poca carne sulle ossa. Donne eburnee. Gigli e calle. Vento che non si innamora, che non si ferma.
Porte, per suicidarsi i polsi appesi, come un volo saltato da una sedia. Capelli tirati dalle dita: ed è la forca. Prove pratiche: ancora basse le distanze.
Porte mai spalancate alle nuvole. Che sia viziata l’aria, come una peste, una lebbra, un contagio mortale. L’aria pulita ammorba, soffoca, insudicia le calle.
Ancora teche di vetro, per sante imbalsamate con le volpi, astute bestie non addomesticabili. E poi macerie di case, per ectoplasmi femminili.
Abbandoni di donne, così ti sei voluta rappresentare, sapendo dal tuo inizio che l’immaginario apparente ha più peso del troppo raccontare, che il nulla ha più spessore delle filosofie sofferte pensate e ripensate. Teche, gigli, calle. Specchi per frantumi di arti e Arti.
Mutilare la vita intera, dal principio. Invecchiarla e concederla morente, anticipando.
Poche le fughe, se le conseguenze sono il ritrovarsi murate nelle calci.
Posate sulle mani, le quotidianità gelide e appuntite.
La sporcizia in ogni angolo di stanza, ché sia distante il perbene agire da borghese. Vivere nell’immondo e forse, poi, lavarsi in una vasca priva d’acqua.
Sei stata accondiscendente alla comprensione di te, in parte anche alla compassione, ma di toccarti a lungo, se pur con la pupilla, non mi sento. Ti sfioro e vado via, sotto altre carte da parati a brandelli. E dei fiori, neppure il ricordo.

Savina Dolores Massa

Le emozioni della Woodman ci giungono attraverso un linguaggio surreale e onirico. Nei suoi lavori il soggetto si sposta dalla modella e/o dalla disposizione degli oggetti nello spazio all’insieme che rappresentano. Alla parola sommessa cui Francesca da voce. Così, le cose e i corpi sussurrano una sola fragile lingua che ci racconta non solo del disagio che la porterà, con un gesto estremo, a difendersi dalla paura del mediocre e a proteggere le sue opere delicate, ma anche della voglia di usare l’ironia del vivere per sperimentarsi.
Il fulcro della scena si sposta dai dettagli alla dimensione. Il bisogno di comunicare le coordinate della sua anima la spinge ad utilizzare le immagini per costruire il luogo cui appartiene e che le sopravvivrà. Una dimensione in cui bellezza e minimalismo sono in perfetto equilibrio e rappresentano la chiave per entrare e conoscerla. Così uno specchio trasmuta in una porta aperta sul suo universo parallelo, distinto ma integrato con il nostro, ed il procedere a gattoni il simbolo delle esperienze verso l’autoconoscenza e l’interazione con il mondo.
La nitidezza dell’immagini riflesse, i nudi lisci e perfetti dei corpi, in luce, sembrano lasciare scivolare le ombre ed emarginarle ai limiti della dimensione e l’uso di una lunga e doppia esposizione si presta perfettamente alla realizzazione del luogo rifugio dal reale. Così il corpo vuoto di una stanza e il corpo della donna diventano un solo vuoto, un’unica solitudine che pietrifica gli istanti ed inventa una nuova forma di comunicazione nel silenzio.

Bisognerebbe mettere in posa i miei pensieri razionali
e affollarli in una fila regolare,
per sorprenderli in atteggiamenti equivoci
e deriderli, quasi fossero modelli compiacenti.

Oppure, tentare un’analisi surreale delle foto,
sorvolando la superficie liscia delle cose e la metafora dei nudi
che ci restituiscono alla bocca dell’universo parallelo
dentro cui spariscono i corpi stessi e le cose.

Solo dopo la sottrazione di quello che siamo,
potrei pensare alla mitezza di uno sguardo
che smarrisca la parola vilipesa
e affidi alla poesia le linee della mano.

Emilia Barbato

Francesca-Woodman—From-Angel-Series,-Rome,-Italy-1977

Cercai l’angelo alla tavola
che imbandivano a Dunedin,
mille incanti, un coperto.

Bastava un angolo a quel tavolo,
l’ascolto delle anime toccate –
servir loro un caffè, farmi sfiorare
la veste- ma quando giunsi
già l’angelo scuoteva la tovaglia.

Hush-hush – riverberavano le pareti
mescolando il frullo d’ali
e la stoffa in volo – hush-hush.

Fosca Massucco

just-around-midnight: Francesca Woodman

Ditemi tutti i segreti
insegnatemi, lasciatemi sapere
con un segno sulle ginocchia.

Io sarò cauta, vi somiglierò piano piano, un po’ per volta.
Resterò nel mondo, prometto, ma voi ditemi.
Non chiederò altro.
Mi farò crescere, resterò.

Datemeli ora, in mano.
Serrerò subito il palmo e manterrò, nessuno intuirà cosa stringo.

Se me li dite, io starò buona, mi contenterò.
Adesso, qui, così: vedete?
So stare quieta e quieta ancora di più.

Ma loro sapevano che stavo mentendo.

Sara Trofa

restare così nell’attesa
una parola pronunciata
appena prima di una piuma

seguo la linea del sonno
una carta imbavaglia le ore
il filo – forma l’agiatezza del martirio

restami – completamente ala
nella sottoforma disperata
che sgualcisce le forme

[la tendenza delinea l’imbrunire contorto
di un ago che cuce un avampasso di sensi]

Antonella Taravella

Altri Testi:

di Luca Ispani

Pietra mesmerica
raccogli fluidi armonici
fili sottili
ragnatela di illusoria speranza .

Trovi pietre sul cammino
i rovi,le tue braccia
pungolo desolante il destino
tra te e il declino.
Lascia le parole prendere peso
[saliscendi costante il tono]
accendi un fuoco
scaldando l’anima
un segno.

Negli ossari apprezza il silenzio
nelle dita consumate
una gioia ghiacciata da involuzione sintetica
il respiro infinitesimale del tempo che fugge.
[un corpo libero in spazi asincroni].

Nel fondo soltanto una voce
litania poetica
urlo asperso di indifferenza ammorbata.

fw

di Antonella Lucchini

Non finirai più di scartavetrarmi
il cuore

o qualunque cosa sia
che ti contiene

e mi fa a pezzi.

Sylvia- Francesca Woodman

vivo dietro
un angolo il tuo
paradiso.
tutto il visibile
faccio l’inferno che mi porti all’estremo
bianco spogliato di bianco.
la terra di mezzo non basta
a ricoprirmi il cuore possibile
tra l’azzurro e il suo incendio.

di Sylvia Pallaracci

Immagine3

la tua voce
raffica incendiaria cerebrale
nel giardino sbucato della bocca
è il verso dell’onda che sfonda
la vena d’inchiostro, un galoppo di mare il sangue
che mi fai e la vita
dilaga ovunque le mani per portarti
alle labbra la bellezza
da sfinirti dentro

di Enzo Moretti

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26 pensieri su “Prospettive: I fotografi che hanno fatto la storia della Fotografia – Francesca Woodman – Omaggio di parole

  1. Pingback: Word Social Forum – Prospettive: I fotografi che hanno fatto la storia della Fotografia – Francesca Woodman – Omaggio di parole | Incauti Accomodamenti

  2. Pingback: tratto da “Prospettive: I fotografi che hanno fatto la storia della Fotografia – Francesca Woodman – Omaggio di parole” di Words Social Forum « il sasso nello stagno

  3. è emozione allo stato puro, netta, quasi il bianco \ nero degli scatti, leggere le proprie parole inframezzate ad altri ed alti respiri…un sentito ringraziamento ed un abbraccio ad Antonella Taravella per tutto quello che è e…complimenti di cuore a ciascuna!

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  4. E’ davvero avvolgente l’abbraccio che da lontano avete stretto attorno a questa poetessa dell’immagine, e come vedete lo sentiamo tutti quanti noi e ci tocca.
    Da poetesse a poetessa, da donne a donna. Un tributo che si avverte intriso di rispetto profondo e ne fa – come dicevo – una supernova di bellezza senza fine.

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  5. Pingback: [Cercai l’angelo alla tavola] « (52+1) POESIE

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