SUSANITA


Valentina Fontanella, in arte Susanita, è una fotografa con  la vocazione del clown, come lei stessa ama definirsi. Surreale, onirica, giocosa, fotografa il mondo con  occhio “felliniano” e il sorriso mite e disincantato di Giulietta Masina in “La strada”.  In un condensato di fumetto tragicomico, romantico e un po’ retrò, Susanita spezza il reale con lampi di colore e sorprese metafisiche beandosi di quell’indefinito confine che il suo obiettivo traccia, sorridendo.

fg. Vuoi raccontare chi è Susanita? E Valentina Fontanella?

 

s. In effetti sono due persone distinte, la differenza tra loro è lo scarto tra la vita e il racconto, credo. La vita è fatta di un sacco di momenti – la maggior parte ahimè – di noia, di fatica, di paura, di routine, momenti di cui sono succube come ciascuno. Susanita è una mia piccola trasposizione fantastica che racconta la vita, non cancella certi momenti, ma li esorcizza, li osserva attraverso un filtro che li rende comici e a loro modo interessanti. È nata in me prima ancora di fare fotografia, il nome è quello di un personaggio delle strisce di Quino: Susanita è l’amica di Mafalda, quella un po’ stupida e ignorante, dai valori piccolo borghesi, è l’antitesi di Mafalda. Secondo me un po’ di Susanita è presente in ciascuno di noi, riconoscerla e sorriderne è proprio la maniera di esorcizzare certe debolezze.

fg. Come e quando hai iniziato ad amare la fotografia?

s. Ho fatto un corso diversi anni fa con la Praktica di mio padre. Papà è stato un bravissimo fotografo amatoriale e da bambina mi faceva fare da assistente e mi permetteva di stare in camera oscura con lui e stupirmi della magia che in essa avveniva, ma a dire il vero la scelta di farne il mio linguaggio è stata graduale. Scrivevo. Ho aperto un blog cinque anni fa circa in cui ho cominciato ad associare una immagine a ciascuna cosa che scrivevo. Piano piano nel corso degli anni l’immagine è diventata sempre più importante fino a fagocitare e digerire il testo scritto di cui non è rimasta (quasi) più traccia.

fg. Come ti senti quando impugni la tua macchina fotografica?

 

s. La fotografia mi dà un ruolo da interpretare nel mondo, mi insegna quale sia il mio personaggio, mi permette di indossare la maschera attraverso la quale riesco a sentirmi veramente me stessa. La vera me è quella che fotografo.

Ma c’è un aspetto meno poetico: mi sento troppo visibile. Sono una timida, preferirei mimetizzarmi, preferirei avere una macchinetta piccola piccola, invece ho una reflex piuttosto ingombrante e pesante, sono di costituzione piccolina e quando giro con lo zaino dell’attrezzatura assomiglio ad una tartaruga con il suo carapace. Una volta un ragazzo mi ha detto che sembravo un attentatore che andava a lavorare in metropolitana.

fg. Parlami di una tua giornata – tipo

 

s. Vivo a Roma, da poco tempo mi sono trasferita a vivere da sola dopo anni di convivenza con altre persone, ho fatto la scelta di adibire anche a studio il piccolo appartamento: sono 40 metri quadri di cui forse una ventina calpestabili, dipende da quanto sei alto, perché è una mansarda e il tetto ha una discreta e rapida pendenza, però è molto carino. La mattina mi alzo presto e fino all’una lavoro come grafica fotografa e creativa in una piccola società, nel pomeriggio invece sto in studio dove ricevo auspicabilmente amici e clienti e lavoro alle foto. Ho solo una radio, niente tv e niente internet. Per prendere una linea libera e spedire le email mi devo arrampicare sul tetto e le tegole scottano.

fg. Cosa preferisci fotografare?

 

s. Faccio per lo più autoritratti. Questa risposta suonerà  un po’ in contrasto con quanto ho scritto prima: che sono timida e non mi piace apparire, ma in realtà non lo è: fotografarmi è ancora una volta un modo di esorcizzare certe insicurezze. Ho utilizzato la macchina fotografica rivolgendola verso me, superando il brivido di paura che provavo ogni volta che vedevo puntatomi contro un obiettivo: se ero io a scattare, in un atto di suicidio volontario, allora non faceva più paura. L’ho utilizzata come mia personale indagine psicologica, ho cercato (e cerco) di mostrare la mia originale bellezza agli altri, ho provato a descrivere chi fossi ogni volta che mi sentivo incompresa.

fg. Se dovessi dare una connotazione letteraria al tuo lavoro 
fotografico, quale opera saresti?

s. “Sono un clown, faccio raccolta di attimi” dice Hans Schnier in Opinioni di un clown di Heinrich Boll. Ecco, anche io sono un clown, ma con la macchina fotografica in mano.

Tutto ciò che leggo in realtà  mi influenza, così come mi influenza tanto il cinema. Ho appena finito di rileggere il Maestro e Margherita e mi rendo conto di cercare ultimamente nelle cose che fotografo quelle atmosfere contemporaneamente grottesche horror e ironiche della Mosca di Bulgakov.

fg. Quante volte hai detto: “Smetto, vado a lavorare” ?

s. A dire il vero è successo il contrario: Ho detto “smetto, vado a fotografare”.

fg. Se una tua foto fosse un film, quale sarebbe?

 

s. Vorrei che in ogni mia foto si potesse sempre scorgere un racconto, vorrei che potesse sempre evocare atmosfere di un certo cinema poetico: Il Fellini de La Strada ad esempio, il meraviglioso Charlie Chaplin, ma anche Kusturica, Lo Specchio di Tarkovskij e un po’ anche Lynch magari (sempre in riferimento a quelle atmosfere oniriche alla Bulgakov), e mettiamoci anche Tim Burton, dai. Ma vi prego non dite mai che le mie foto sembrano quella stucchevole di Amelie, non mi è mai sembrato un complimento.

fg. Quali sono gli elementi irrinunciabili di cui sono fatti i tuoi scatti?

s. Il racconto, la storia che si estende anche oltre il frammento fotografico. Almeno così mi piacerebbe.

fg.  Il colore della tua Arte? 

s. Rosso.

Grazie e benvenuta su WSF

Federica Galetto

Biografia:

ho la vocazione del clown e tendo a fare tutto per gioco.

ho in testa una bombetta nera fabbricata nella germania dell’est, sul naso una pallina di gomma rossa, in tasca un blocchetto con matita e al collo una macchina fotografica che quando scatta fa una pernacchia. con il suo aiuto posso fare la magia di rinchiudere una storia intera in un rettangolo di carta. giocando ho preso una laurea in lettere, un diploma di master in comunicazione e un tesserino di giornalista. il mio progetto è di seguire come reporter-clown le strade del mondo e raccontare le storie belle e brutte che incontro senza mai perdere la capacità di far sorridere.

Esposizioni:

Detenzioni, Collettiva a Palazzo Barolo Torino, 29 Settembre- 20 Ottobre 2012

Womanity – Scatti rosa sul mondo femminile, collettiva al Museo Archeologico di Teramo, marzo 2012

“Bambini e tsunami” collettiva di beneficenza per raccogliere fondi da destinare all’aiuto dei bambini orfani a causa dello tsunami, marzo 2012

“L’età del jazz” proiezione di fotografie per la serata dedicata a Zelda Fitzgerald presso il Lanificio 159, Roma, 16 febbraio 2012

“Susanita” Galleria Rilievi, Via della Reginella 1a, Roma, 4 – 23 novembre 2011

“Ali in Saldo”, Centro culturale Artipelago, Roma 15 -27 ottobre 2011

Collettiva “Sant’Agata tra sacro e profano” Presso Le Ciminiere, Catania, 1-16 ottobre 2011

“Ali in saldo” presso DODICI POSE ART LOUNGE GALLERY, settembre 2010

Collettiva presso il Circolo degli Artisti di Roma, settembre 2010

Collettiva di Lithography Soul al Med Photo Fest di Catania, ottobre 2010

“Magritte, il Maestro e Margherita” presso l’associazione Ex lavanderia di Roma nel marzo 2009

“Nina” presso la libreria Nina di Pietrasanta nel maggio 2008 e nel settembre 2009

“Guinea” presso il centro congressi della Conferenza Episcopale Italiana

in occasione della chiusura della Fondazione Giustizia e Solidarietà nell’ottobre 2008

Premi:

Primo premio” con la foto “il segreto di pulcinella” al concorso “Convivenza conviviali” dell’Opera don Calabria.

“Autore Segnalato” Associazione Nazionale Fotografi Professionisti TAU Visual 2010

“Miglior Autore” Concorso Fotografico Internazionale Fondazione Zoé

“Respirando (Breathing)” 2011

Il suo sito: http://www.susanita.it/index.htm

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28 pensieri su “SUSANITA

  1. Che meravigliosa persona che sei valentina, e non lo dico perchè sei qui su WSF o perchè una nostra redattrice ti ha fatto le domande, ma a pelle mi sento di dire che sarebbe bello conoscerti e nulla, continua così, continua ad essere la persona che sei…

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  2. ti conosco e forse non vale, ma anche in questa intervista hai raccontato in poche righe il tuo mondo, la tua passione, il tuo modo di vederti e guardarti. sei una grande fotografa, molto molto più grande della tua macchina fotografica.

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  3. Sono molto attratto dalla fotografia, fose perché incapace totalmente a cogliere quell’attimo infinito che solo lo scatto talentuoso riesce a fare. Bella l’intervista perché riesce a “spiegare”, anche se in poche parole, la passione che c’è dietro il lavoro di Valentina. La immagino per le vie della mia città e sinceramente per quel che ha raccontato è una bella immagine. Complimenti

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  4. Ho sempre pensato che un artista non possa (ne faccio proprio una questione di ‘personalità genetica’, perdonatemi l’audace accostamento) essere ‘timido’ o, meglio, non possa, costituzionalmente, sobbarcarsi il peso delle conseguenze canoniche di una eventuale timidezza.
    Un artista non può nascondersi; tutt’al più, a differenza dei comuni mortali, ha il privilegio di riuscire a celare le parti meno piacevoli del sé e mostrare, invece, quelle maggiormente esaltanti. Una gran ventura, direi. Una possibilità che altre categorie non hanno; una alternativa privilegiata.
    Questa succinta (?) premessa per dire che sono riuscita ad innamorarmi di queste fotografie nonappena ho deciso di glissare sulle parole dell’autrice (straordinariamente autrice, direi), catalogandole come le ‘solite parole’ che ogni artista dell’epoca moderna sembra ‘dover’ dire per non risultare egocentrico, consapevole ai limiti dell’audacia, fiero. L’umiltà non è valore aggiunto, quando si comunica in arte, secondo me. La sfrontatezza… quella mi piace.
    Susanita si rivela nelle sue foto; e si rivela appieno, senza preamboli inutili, senza scarti fra il vero sé e quello dovuto. Susanita si piace profondamente; è consapevole di avere una bella marcia in più, di essere un’artista, di essere capace di trasformare l’evidente in visto, determinando le prospettive dello sguardo altrui. Lei mostra, in queste foto, un orgoglio di colori, di profili, di occhi, di colli, di pelle che può appartenere soltanto ad una persona estremamente consapevole, ben lieta di mostrarsi agli altri nella sua proiezione migliore.
    La macchina fotografica ‘immensa e immensamente più grande della propria persona fisica’? Un orgoglio; e l’autrice ben lo sa. E’ come andare in giro lasciando che il cervello si renda talmente visibile rispetto al resto da comunicare, senza tema di smentita, ‘io voglio essere valutata per la mia intelligenza’. Susanita sa che quella macchina fotografica la identificherà agli occhi degli altri, e sarà ben più attraente di un tacco duemila o di un capello appena stirato. Susanita ha una
    possibilità in più e quella intelligenza, che non appartiene a tutti, capace di gestirla e indirizzarla al meglio. Susanita non serve a Valentina per nasconderla, ma per esaltarla. E così deve essere.
    Perché Valentina è ritrattista formidabile; perché le sue foto sonno assolutamente splendide e deliziosamente auto-citanti; e non per ‘cura’ ma per ‘vanto’! Come è giusto che sia!

    STRAORDINARIA (perché avere vergogna di gridarlo a testa alta?) ;D

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  5. La sfrontatezza non è sinonimo di arte a mio avviso, non sempre almeno. Lasciamo la libertà ad ognuno di sentirsi timido se così si sente, ciò non sminuisce la qualità della proposta artistica. In certi casi, sono proprio la riservatezza e la discrezione a fare la differenza, soprattutto oggi che tutti sgomitano per essere i primi sfrontati del pianeta. La consapevolezza è certo un punto di merito per un artista che si rispetti, ma anche la franchezza, la trasparenza, l’ “ovvio” detto con disincanto. Poi, solo il prodotto artistico “parla” davvero il linguaggio giusto, sia esso fatto di parole o immagini. L’autocelebrazione del sè non serve, anzi, è auspicabile non ci sia se non altro per non offuscare la stessa Arte a cui ci si affida per vivere in modo autentico. Meglio siano gli altri a dire STRAORDINARIO, o vogliamo diventare tutti omologati all’esibizionismo imperante?? Nessun vanto dunque, solo merito e cura. Questo è, personalmente, un quadro che ammiro molto più volentieri. L’orgoglio e la fierezza è auspicabile l’autore li abbia, a prescindere.

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  6. Niente di quello che hai scritto è sottinteso, presente o, tantomeno e addirittura, imperante nel mio discorso.
    Tuttavia, non riuscirei ad esprimermi alternativamente.
    Restano queste foto, e questo è l’importante 😉

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  7. Ma certo, Federica, e se fossimo state su un forum, probabilmente, avrei continuato il confronto, cercando di rilevare che, nel mio discorso, non voleva esserci ciò che tu hai colto (perché resto in un confronto interessante, quale questo sarebbe) fino alla nausea 🙂
    Qui non l’ho fatto perché mi sembrerebbe di usurpare intenzionalità a questo spazio.
    In ogni caso, ho anche riletto più volte le tue parole, perché le ho ritenute, in ogni caso, interessanti e non in antitesi con le realtà delle mie.
    🙂

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  8. ragazze e ragazzi, non so che dire, grazie di cuore, grazie anna della tua bellissima lettura, mi ha emozionata e lusingata.
    la personalità di ciascuno di noi è così complessa da essere vero tutto e il contrario di tutto quel che ciascuno di noi crede di sé stesso e dichiara di sé stesso.
    so che in me c’è una forte componente di timidezza che ho vissuto e vivo come un limte che però è lo stesso limite che mi ha costretto a cercare e trovare (nella fotografia) la chiave per superarlo e far emergere quella componente opposta di sfrontatezza che pure è presente senza che questo sia in contraddizione. ho trovato la maniera di dire: “ei, guardate qua, perché io sono bella!” e susanita è la maschera e contemporaneamente l’esaltatrice di questa sfrontatezza.
    non ci vedo una contraddizione.
    è una specie di ricerca di equilibrio delle diverse componenti caratteriali che in poche parole chiamiamo consapevolezza di sé, e sono felicissima che dalle mie foto si colga e che tu l’abbia colta e descritta così bene.
    non so se mi sono spiegata, ho mangiato pesante, non riesco a concentrarmi, e questi sono discorsi molto difficili il pomeriggio dopo il pranzo domenicale 🙂
    grazie ancora davvero.

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  9. Fra i residui timidi di peperonata e gli olezzi sfrontati della cipolla, hai ribadito più che bene ciò che anch’io intendo e ho inteso! 😀
    E ancora ‘straordinaria autrice’, sei. 🙂

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  10. Valentina, vedi, ora che non devi più arrampicarti sui tetti per la connessione la digestione è più lenta 😉 Grazie della tua collaborazione e del tuo intervento qui, tutti noi ne siamo felici 🙂

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  11. Un sottofondo sentimentale non ci starebbe male, nella lettura critica delle sue foto. Come un coro in lontananza, malinconico come i clown a fine spettacolo. Ma quei suoi occhioni, grandi mai chiusi, sono ipnotici.

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  12. Macché nauseaaaa! Ho scritto: “resto in un confronto fino alla nausea” ! Però, dai, come si fa a fraintendere in questo modo. 😦

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  13. incontro ora la meraviglia del “racconto” capace di guidare gli occhi
    mi colpisce il senso di ricerca nei tuoi auto-ritratti…vedi ho staccato la parola per dire la distanza che si crea col gioco e l’ironia
    ci sono passaggi molto luminosi in questo tuo percorso per dare senso ad ogni attimo, per immaginarlo sogno o batuffolo poetico
    grazie Valentina
    grazie Federica

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  14. Che bell’articolo.
    Sulle immagini di Susanita …che dire ? le conosco da tempo e le ho sempre massimamente apprezzate.
    Melanconica, spumeggiante, onirica, allegra e triste …un vero nutrimento per la mente e gli occhi.

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