Un sapore di ruggine e ossa – recensione


Una donna senza gambe ma piena d’energia, un uomo pieno d’energia ma senza gambe. Una scintilla.

Basterebbe scrivere queste poche parole per racchiudere tutto il senso di Un sapore di ruggine e ossa, il film diretto da Jacques Audiard nelle sale in questi giorni. La pellicola è ispirata dalla raccolta di racconti di Craig Davidson Ruggine e ossa (Rust and bone, edito da Einaudi, collana Stile libero, 2008). Solo ispirata però, Audiard ha dichiarato infatti: «Craig Davidson ha visto la pellicola a Toronto e insieme a lui abbiamo avuto l’impressione di aver creato la novella mancante, anche se in realtà era un adattamento.» (fonte International Business Times)

Una donna che si è persa nelle inquietudini della sua vita. Un uomo che deve ritrovarsi nel gorgo delle inquietudini della sua vita. Un incontro casuale, volgare in sé, come volgare è la maggior parte delle nostre esistenze. Lei perde le gambe in un incidente: un’orca gliele trancia di netto. Lei è un’ammaestratrice di cetacei. Lei rimane sola. Lui deve rimettere in piedi la sua vita. Lui deve badare a suo figlio. Lui deve imparare a stare da solo sulle sue gambe. Lui è come se non sapesse andare dove deve andare. Lui ha le gambe ma non sa usarle. Lei decide di chiamarlo. Lui accetta l’invito a casa di lei. Lui è pieno di energia, di aggressività, di impulso vitale. Lei si lascerà contagiare come solo un essere umano disperato può permettersi di fare. Il sole. La spiaggia. Il mare. Nuotare. Nuotare anche senza gambe. Nuotare perché è la cosa più naturale del mondo. Nuotare perché non si può fare altrimenti. Perché non c’è più nulla da perdere. Lei e lui, una scintilla. L’energia mozzata di lei appoggiata sulle gambe statiche di lui. L’energia statica di lui appoggiata sulle gambe mozzate di lei.

Un regia semplice e diretta. Audiard pare di stare filmando un documentario, una storia reale, semplice e diretta. La fotografia a tratti è essenziale, curata nel dettaglio, frammentata come lo è la nostra percezione delle cose, soprattutto nei momenti di difficoltà; a tratti si arricchisce di particolari rendendo allo spettatore uno scenario complesso e saturo. Col passare dei minuti la trama si scioglie, si dipanano i dubbi, si allentano le angosce. Tutto diventa chiaro per lo spettatore. Restano in secondo piano anche i due protagonisti. A un tratto sembrano sparire dalla scena. Permane una certezza, una certezza certa come la neve. A quel punto devono rendersene conto solo i due protagonisti. Il tutto diventa ansia, terribile e oppressiva, un’ansia che sarà strappata via quasi all’improvviso, come una mano strappa un velo, e sono già i titoli di coda. In fondo come avviene nella vita reale.

Chiappanuvoli

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7 pensieri su “Un sapore di ruggine e ossa – recensione

  1. ho visto trailer e speciale in tv di questo film.
    marion ho imparato ad apprezzarla nei film di nolan…sono curiosa di vederla in panni molto più drammatici…grazie alessandro per questa tua visione.

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  2. Ho visto questo splendido film ieri sera. Dico splendido perchè mi ha incollato gli occhi al video fin dalle prime scene e mi ha coinvolta fino alla fine lasciandomi dentro una sensazione profonda di speranza e rinascita. Lei è una giovane donna bella e forte, così energica da saper dominare la natura aggressiva delle orche , e quella degli uomini che le piace sedurre, ma che poi in fondo la annoiano. Lui un uomo che non conosce molto di se stesso, tanto da risultare completamente spaesato davanti a sentimenti,emozioni e alla propria potenza che non sa bene come e dove indirizzare . Una scintilla sì, due vite dolorose che si incrociano, due vite che però allo stesso tempo, nel loro stato di dolore attraverso gli eventi che si susseguono, si intrecciano, si legano e si costruiscono. E’ una storia d’amore, è una storia di acquisizione di consapevolezza, è una storia di rinascita e lotta. Il film scorre con una naturalezza disarmante senza mai calcare con piaggeria sul suo lato drammatico di disgrazia e violenza o su quello dell’amore tra i due. Quell’amore che come tutti i grandi amori , risale dal profondo lentamente come ogni consapevolezza, quell’amore che abbraccia corpo e mente e risulta un qualcosa di più grande da cui si è profondamente dominati, a volte senza neanche saperlo. Meravigliosa la scena del bagno in mare che regala un senso di bellezza e libertà infinita o la scena in cui la donna si riappacifica con l’orca, riappacificandosi anche con la sua nuova condizione. E’ un film estremamente ricco nel suo neo-realismo : lo stile di ripresa minimale è in realtà ricchissimo di particolari emotivi che coinvolgono lo spettatore e lo inchiodano dall’inizio alla fine agli eventi. Colpiscono le riprese continue di piedi e gambe fin dai primi fotogrammi della pellicola, nel loro voler essere un richiamo al cammino, al sostegno che ognuno deve cercare in se stesso, alla libertà di movimento e crescita. Insomma, Audiard si riconferma un regista dallo stile e personalità del tutto brillante e dunque degno di nota. Bello, bellissimo!

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  3. Per diverse sere ho programmato di andare a vedere questo film, senza sapere dei particolari fisici che lo caratterizzano e che adesso, invece, mi sono noti. Insomma, conoscevo il tema della ‘difficoltà emozionale’ che vi era sotteso ma non me ne erano note le cause.
    Non l’ho ancora visto e, adesso, non so se andrò a vederlo. Nella vita di ciascuno c’è almeno un fantasma, una paura atavica e suggestiva che lo condiziona da sempre, nel sonno e nel respiro. Questa situazione, tracciata nel film, è la mia angoscia atavica.
    Sarebbe una scommessa non da poco, riuscire a guardare il film e conservare il respiro, durante e dopo. Non so se, in questo momento ce la farei. Ci penserò.
    Grazie, anche a Mid, per queste belle descrizioni.

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