CONFINI- IL DOVE DELLA POESIA ITALIANA. Laura La Sala


(IL DOVE DI)

LAURA LA SALA

VERMI PINZANTI! 

Sugnu disillusa, forsi cunfusa,
amariggiàta di l’ipocrisia ca c’è ngiru
di , cu si senti onnipotenti
cridènnu, ca  ci spetta tuttu
o si pigghia lu lussu, di giudicàri
o mettiri parola su ogni cosa
Senza taliàrisi;
Nun cànuscènnu li sò difetti
Semu tutti imperfetti!
Na mànna di pecuri,
Ca persiru la via di ritornu
Semu tutti pronti a giudicàri
Comu si nun ci fussi un Diu
A pigghiari li retini, e rìmannarìcci
A lu giudiziu Universali!
Semu, un formicaiu ,cunfusu…
Ma chi dicu: Iddi;
sunnu travagghiatura
Nuàtri  essiri viventi
Semu: vermi pinzanti!
Nta sta terra di giudici e giudicanti
Ca scanciànu ,fischi pi fiàschi
E nni mbriacàmu di nuatri stessi.

(Vermi pensanti

Sono disillusa/Forse confusa,amareggiata/Dell’ipocrisia che c’è in giro/Di chi si sente onnipotente/

Credendo che tutto gli è dovuto/O prendersi il lusso di poter giudicare/O mettere parola su ogni cosa/

senza guardarsi mai dentro/Non riconoscono i loro difetti:/siamo tutti degli imperfetti./

Un gregge di pecore smarriti/Che hanno perso la via del ritorno/Siamo tutti pronti a giudicare come se/

non ci fosse un dio a prendere le redini/e spedirci all’era del giudizio universale/

Siamo uno sciame di formiche/Ma che dico: loro sono laboriose:/Siamo vermi pensanti!/

In questa terra di giudici e giudicanti/Oltre che delle inguaribili ignoranti/Che cambiano fischi per fiaschi/

E ci ubriachiamo solo di noi stessi)

SPARTISSI LU ME CORPU

Spartissi lu me corpu
n’quattru pezza:
pi dari all’atri ca, nun  hannu ciatu
lu privilegiu di campari ancora
e  godìri la vita chiù filici
Dassi  lu cori, a un marinaru
Ca spazia navigannu tra
l’azzuru,mari e celu
E porta li so sogni tra lu ventu
L’occhi, li dassi: a cu nun vidi nenti
E, canuscissi tutti li culura di sta terra
Giujri quannu spunta un ciuri
Vidiri l’acidduzzi vulàri
Li ammi , a un’omu sportivu; ca nni fù privu
Pi currìri sempri e quannu voli
Scupriri terra ,munti e mari
Mentri lu so cori fa parpitàri
E duna adrinalina
Li vrazza: ci li mittissi a un picciriddu:
ca li persi ,pi na bumma n’guerra
p’abbrazzari a cu ci duna amuri
pi ghiùnciri li manu e prijari
ca, nta stu munnu,
nun finissi mai la paci
Sulu accussì:
Mi sintissi, puru all’atru munnu
Libira e felici

( vorrei dividere il mio corpo / in quattro pezzi/ per dare a gli altri/ che non hanno fiato/ il privilegio/ di vivere ancora/ e godersi la vita più felice/ Il cuore ,lo darei a un marinaio/ che spazia navigando tra cielo e mare/ e i suoi sogni / li trasporta il vento/

Gli occhi: li darei a chi non vede/ per scoprire tutti i colori della terra/ quando spunta un fiore/ o vola un uccello/ Le gambe,li metterei a un uomo sportivo; che ne fu privo/ per correre / sempre e quando vuole lui/ attraversando mari e monti/ e il suo cuore palpitare/ così avrà più adrenalina/

Le braccia,li metterei a un bambino che li ha persi /per una bomba dove c’è guerra/ per abbracciare chi gli dà amore/ giungere le mani e pregare/ che in questo mondo non finisse mai la pace/ soltanto così/ anche all’altro mondo/ mi sentirei felice)

 

Ritorniamo nei confini della lingua di Trinacria, con la poetessa Laura La Sala. Palermitana, ama raccontare di sè che ha vissuto come un personaggio di Dickens solo che alle nebbie di Londra veniva il sole siciliano. E’ un’autrice autodidatta, scrive di lei il poeta suo concittadino Salvatore Di Marco ” nata e cresciuta nel segno delle condizioni umili, le sono mancati gli studi regolari fin da bambina, si è perciò data da sé negli anni e con un continuo impegno, buona cultura e conoscenza da autodidatta. Entrata così nella stagione della propria maturità umana ed intellettuale, ha trovato nella scrittura, anzi nella pratica della scrittura letteraria l’occasione più adatta per esprimere tutto ciò che le voci più profonde del cuore le dettavano”. Riportiamo una delle sue poesie preferite, legate ad un episodio della sua vita che racconta  a WSF. “Un giorno come tanti, i miei nipotini  litigavano per un giocattolo. E io indispettita da tanto chiasso,  dissi loro che da bambina non avevo mai avuto un vero giocattolo. E loro ai tempi in cui viviamo ne hanno da buttare e non sono mai contenti. Con questa frase attirai l’attenzione di una dei miei nipoti che allora aveva sette anni. Mi disse che desiderava conoscere la mia storia fin da bambina e io con molta semplicità le raccontai che ero rimasta orfana all’età di 12 anni, rimasta sola con quattro dei miei cinque fratelli, facevo loro da capo famiglia e ho imparato molto presto a fare le faccende di casa, perciò  il tempo  di giocare e di sognare non mi appartenevano e nemmeno un giocattolo. Era solo con la fantasia che costruivo la mia bambola di pezza. La bambina era rimasta molto colpita della mia storia. Per farla breve un giorno l’ho vista arrivare con un pacchetto,dicendomi che aveva un regalo per me. Rimasi impressionata:  non era  il mio compleanno. Aprendo quel pacchetto vidi una a bambolina di quelle che fin da bambina avevo sempre sognato: e da li si sono sciolte  le mie lacrime accumulate per ben 58 anni di sofferenze . Anche gioie non si può negare, perche nel frattempo avevo avuto un matrimonio e tre figli stupendi, ma la mia infanzia mi aveva segnato e tanto. Così nell’amaro delle lacrime che finalmente scorrevano, ho incominciato a scrivere la mia storia personale , una Pandora che ha ritappato il vaso. Il mio vaso. E da quel momento ho capito che per me  la vita era appena ri-cominciata”

BAMBOLINA DI PEZZA

Pigghiavi na pezza di tanti ritagghi di tanti culura,
facia na forma di pupidda:
Facia lu corpu, li vrazza ,
li manu, la facci l’occhi,la vucca
e pirsinu li capiddi
Ma sugnavu sempri na vera bambolina
chidda ca si vidi dintra la vitrina
Ma nuddu mi la putÏa rial‡ri
E quannu avia persu la spiranza,
vinni na picciridda…me niputi,
ca pi sintimenti Ë la prima, mi dissi,
chista Ë la bambolina chi tantu addisi‡vi…
du lacrimi mi scinneru silinziusi
PicchÏ na picciridda avia caputu
Chiddu chi nun avianu fattu mai,li granni.

O preso stoffa/ di tanti ritagli e tanti colori/ facevo una forma di bambolina/ facevo il corpo/ le braccia, le mani/ gli occhi ,la bocca/ e  i capelli/
Ma sognavo una vera bambolina/ quella che si vide / dietro una vetrina/ Nessuno me la poteva regalare/ e quando avevo perso la speranza, viene una bambina, mia nipote/che per sentimenti è la prima/mi disse tieni: questa è la bambolina che desideravi/…Due lacrime scesero silenziose/ perchè, una bambina/ aveva capito/ quello che non aveva fatto mai/ i grandi.

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36 pensieri su “CONFINI- IL DOVE DELLA POESIA ITALIANA. Laura La Sala

  1. La Poesia non è per pochi, la Poesia è di tutti e tutti possono visitarla, recitarla, scriverla. La Poesia è vita, vita vera, e ha bisogno solo di un cuore che la accolga. Qui, è una voce autentica che parla e racconta e niente è meglio di questo, una verità dalla voce semplice che ci accomuna tutti. Grazie a Laura La Sala

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    • Carissima Laura …leggendo la tua “BAMBOLINA DI PEZZA”…ho assaporato qualche lacrimuccia e ben volentieri!..Se leggendo un libro ti commuovi …qualcosa di toccante c’è
      e allora n’è valsa la pena leggerlo!..Le tue parole sono ricche di vita vera e di altri tempi…dai dolori di una vita di privazioni è venuto alla luce il tuo talento per la scrittura..appagando te stessa e chi ti legge apprezzandoti…sono contenta di averti conosciuta anche se virtualmente e ti ringrazio ancora per il tuo stupendo regalo…<3…con ammirazzione la tua amica Santina.
      una cosa che ti appaga

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  2. Ringrazio Meth,che mi ha dato un’altra possibilità di divulgare la mia storia,dopo aver scritto l’omonima poesie “LA bambolina di pezza” nel 2005 è uscito anche ia mia autobiografia, nel giro di 10 anni sono stati pubblicati cinque libri,tre di narrativa e due di poesie,sia in vernacolo che in lingua. DIO MI HA DATO UN’ALTRA POSSIBILITà. GRAZIEEEE……

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  3. Molto brava Laura! La tua poetica e colma di sentimento, di denuncia e di verità. Sono proprio questi alcuni degli elementi che compongono i versi migliori che parlano dritti al cuore.

    Alessio Patti

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  4. Gentile signora o maestra, come si può chiamare una poetessa ? vabbè credo che per Lei sia uguale, Non so quanto posso scrivere,.. per evitare di non essere letto.. Soltanto poche cose, io ho appena appena la licenza della scuola dell’obbligo ..il famoso “pezzu di carta”, da mia madre tanto sospirato che ha condotto una esistenza in parte come la sua…ci sono riuscito si non da solo a ” pedate nel sedere”..comunque mi è servito per condurre assieme ai miei cari una vita decente e mi vanto di non averla “rubata”, la licenza media, ho svolto il mio lavoro da impiegato in modo impeccabile con amore e dedizione..tutto questo per dirle che secondo me gli intellettuali ,autodidatti, credo che anche Lei si sia definita cosi, si riesce a diventare tali . nelle sofferenze , nelle amarezze…. ma più che altro ,sentimenti , romanticismo,..io ho sempre avuto “questo pallino”.. ma che scrivo ? ho nella mente un sacco di idee ,frasi ,di pensieri ma non saprei metterli insieme e me ne dispero ed alla mia età non avendo più lavori che ti distraggono, anche se ho degli hobby abbastanza impegnativi, tutto ti frulla nella testa…Gentile poetessa, tutta questa tiritera soltanto per dirle. che mi farà piacere leggerla e poi…paesani semmu ! buone cose..

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  5. Gentile non Dante, ho scritto in una mia poesia ” non c’è pezzu di carta ca leva munnizza” anche se devo ammettere che il pezzo di (carta) serve e come! altrimenti avrei potuto fare molto di più.
    Se è un consiglio che vuoi da me, metti i tuoi pensieri sulla carta, così tanto per sfogare o magari per ricordare ciò che ti piace di più… e poi vedrai che ti piacerà. però c’è una cosa che voglio aggiungere il merito non è tutto mio,lassu c’è qualcuno che mi ama, e io ci credo!…ciao

    Rispondi
  6. Perdonatemi la schiettezza (quando mi trovo di fronte a talune personalità, la mia richiesta di essere ‘perdonata per la schiettezza’ è tutt’altro che ironica, e questo è uno dei casi :)).

    Non amo tutti i modi di far poesia, non svengo, indistintamente, di fronte ad ogni dire poetico, ma ritengo che, in ogni caso, dietro la Poesia debba esserci una ricerca, dovuta e sacrosanta, che dall’anima e dal tanto osannato ‘cuore’ debba prendere soltanto le mosse. Se così non fosse, i poeti più intensi sarebbero i bambini (e, qui, vedi quanti brandirebbero la spada, urlando a gran voce che le cose stanno proprio così).
    Le cose, tuttavia, non stanno così.
    L’immediatezza del verso viene spesso confusa con l’assenza di ricercatezza e novità del dire, con la posizione di un linguaggio talmente semplice da smarrire la strada del dovuto e con quant’altro abbia contribuito, negli anni (i più recenti, in specie), a diffondere questa idea malsana che per far poesia basti “scrivere ciò che si ha nel cuore”.
    A rimetterci, manco a dirlo, è stata la nostra amata comune, che si è vista defraudare del proprio carattere, dei propri beni e di tutti i titoli!
    ‘Na traggggedia, ‘nsomma!
    È non entrano in gioco, a mio avviso, né gli studi fatti o non fatti né le sofferenze più o meno intense di chi si cimenti in quest’Arte ( ‘Arte’, ribadiamolo, e non ‘area’, come fornisce in automatico il correttore, che, a questo punto, parrebbe aver preso atto della tragedia medesima :)).
    Per tentare un approccio con qualsiasi forma d’Arte, occorre ricerca, occorre scavalcare il muro del consueto, del già detto, dell’ovvio, del banale. Il risultato, poi, potrà piacere o meno a chi sarà andato a leggere ma assunto fondamentale è che si possa dire :” questo ‘modo poetico’ mi piace o non mi piace”.
    Le ‘maniere’ dell’Arte, vi prego!
    Ormai, siamo arrivati al punto che si grida all’oltraggio se uno, in casa, abbia l’ardire di sostituirsi all’idraulico di professione nell’arte moderna di sostituire un tubo e si accetta, invece e di buon grado, che la Poesia venga
    praticata come fosse giardinetto pubblico!
    😦

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  7. Anna, non sempre la ricerca arriva ad essere la più alta delle ambizioni di chi scrive ed è anche possibile che chi scrive, di ambizioni non ne abbia proprio. Scavalcare il muro del consueto può accadere come no, magari dicendo ciò che si sente e basta, senza pretese di uscire dal giardinetto pubblico. C’è posto per tutti vivaddio e i gusti sono gusti, sempre, intoccabili, inevitabili ed è questo che chi scrive deve comprendere per prima cosa: non si può piacere a tutti. Poi, la Signora Poesia entra nelle vite di ognuno per strade molto diverse e con diverse finalità. Chi mi conosce lo sa, neanche io “amo tutti i modi di far poesia, non svengo, indistintamente, di fronte ad ogni dire poetico”, ma ho imparato ad ascoltare tutte le voci, ecco, perchè credo che un ascolto lo meritino, a prescindere da ciò che è il mio gusto.

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  8. io sono quella che sono per il mio dolore.
    dunque forse mi avvicino molto a laura.
    per quello che sento, soprattutto per quel dialetto a me caro, presente nel mio dna.

    Rispondi
  9. Ci mancherebbe, Federica! Anzi, rilevo che questo spazio mi piace proprio perché ospita tutti e, contemporaneamente, senza manfrine di sorta, consente che si possa esprimere il proprio parere, edulcorato o meno che sia, e a prescindere che, a proporsi artisticamente sia lo sconosciuto di turno o chi si creda già imperatore. :))
    Questa libertà in entrambe le corsie è, per me, fondamentale veicolo di interesse! 😀

    Rispondi
  10. Il nostro destino dipende dagli dei che scegliamo (Virgilio), ma se l’autodeterminazione è impossibile, allora anche il destino è fallace. Ricominciare a scegliere, nonostante tutto, è aprire quel pantheon. Da qui, in poi – su questo punto concordo con Anna – il cammino deve essere ricerca, deve svolgersi insomma. Ma accettiamo anche che certi destini siano svolti con lentezza.

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  11. Assolutamente interessante questa discussione sulla poesia di Laura e sul discorso poetico in generale. Ho sgranato gli occhi sentendo Meth citare Virgilio che in quanto a poesia per me rimane un autore molto dubbio, forse è il poeta più falso della storia della letteratura. Al sud infatti per indicare il classico lecca-culo si dice ” Si pegg di Virgilio ! ” – Sei peggio di Virgilio! – 😀 😀 In tutti i modi, divagazioni a parte, non nego che queste poesie di Laura, nella loro genuinità mi abbiano destato una singolare tenerezza, rafforzata anche dal solare sorriso dell’autrice, ma penso che questa sensazione che ho provato leggendo, poco abbia a che fare con il tono poetico che io concepisco e prediligo, che include anche un oltre. Oltre la tenerezza sicuramente. Non è una questione di linguaggio semplice o complesso, non è neanche una questione di linguaggio ricercato, ma piuttosto di concetto e di suo colore espressivo. Cito a questo proposito il grandissimo Giuseppe Scapucci, poeta poco istruito istruito dalle umili origini, le cui poesie trovo abbiano nella loro semplicità una potenza notevole. In questo senso sono sull’onda della visione di Anna. Saluto caramente Laura che mi ha fatto piacere conoscere e la ringrazio per la sua presenza qui.

    Rispondi
    • Su Virgilio. Non sapevo di questo motto di piaggieria, però conosco delle leggende esoteriche partenopee che lo vogliono mago e in questa discussione, in cui il centro del bersaglio è il confine, di lingua di ricerca di vita, bisogna trovarsi dentro la Moira per prendere la lettura anche del passato dell’artista. Certe vite sono per me affascinanti, come la mitologia.
      Oltre, userò il motto che ho appena imparato nella mia vita quotidiana.

      Rispondi
  12. Ringrazio a tutti,per le vostre posizioni, ha ragione anno quando dice la poesia è ricerca e non deve uscire soltanto dal cuore, chissà perchè io il cuore lo metto sempre al primo posto! poi quello che scrivo mi nasce spontaneo,come mangiare e bere un sordo d’acqua al mattino e scivola tutta l’impurità della notte. e non scrivo per suscitare pietà a nessuno già sono stata abbastanza fortunata di avere una bella famiglia che mi ama, poi se il mio diletto è scrivere narrativa e poesia non sarà colpa mia.. ringrazio nel bene e nel male chi mi legge——–

    Rispondi
  13. Grazie a te, Laura, perché, a mio avviso, il linguaggio artistico potrà mantenersi vivo e vitale solo finché ci sarà stata gente che si mette alla prova con esso e, ancor più, con lo scambio di idee che, naturalmente e ‘vivaddio’, ne segue.
    🙂

    Rispondi
  14. Vorrei ringraziare Santina ora sei tu che mi fai emozionare,ma sai per me quello che dici non è una novità; chiunque mi incontra o che ha letto i miei libri dicono la stessa cosa,se i miei scritti non annoiano vuol dire che posso continuare….vi amo tutti grazie

    Rispondi
  15. Cara Laura, mi ha fatto commuovere la tua “Bambolina di pezza”, essendo che io, da bambina, non ho avuto neanche quella. E che siamo tutti “Vermi pinsanti”, pronti a giudicare gli altri e ubriachi di noi stessi, credo sia proprio vero. Brava! Grazie per la stima. Ti abbraccio!

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  16. Cara paola grazie sei sempre dolce nel capire ciò che scrivo,un mio amico dice che il vernacolo è una poesia (azzannata) ma se trasmette emozioni e da dei messaggi gratificanti,ben venga…un abbraccio

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  17. Pareti d’argilla
    Il respiro profondo dell’amarezza/
    mi lascia priva di lacrime/
    e vado a braccio con i ricordi/
    tracciando la via/
    dove mi porta il cuore/
    Affondo l’ago, sulle ferite più profonde/
    e scopro pareti d’argilla/
    ricamate da rose e roveti/
    L’ago della bilancia pende,sulle spine/
    ma i petali di rosa sono filigrana/
    Cala la palpebra/
    nell’oro della notte/
    e sogno voli di rondini/
    albe e tramonti/
    Camminare mano nella mano/
    Verso l’eterna primavera che si attende/
    LAURA LA SALA

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  18. NA’ vòta tè trattava dda regìna
    sùnnanne tè pigliava cù mille vase
    te d’ichiaràva ammore e niènte cchiù
    pè mmè sì cchiù prìziusa è chisto mùnne
    e iò sò ffà solo chisto dànne
    st’ommo à sulo ammore d’inte e vvene
    Laura La Sala

    Rispondi
  19. E’ passato tanto tempo da questo articolo,e ringrazio ancora meth, sono successe altre tantissimi avvenimenti,tanti premi e raccolte di poesie “Sarò leone e Arsure di vita” edizione f.Urso avola
    poesie in lingua…grazie a chi continua a leggermi

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