Lettera al Principio di Realtà di Roberto Carvelli


Caro Principio di Realtà

ti scrivo come si scrive a un giornale. Insomma: mi aspetto una risposta. Sono partito male? Equivoco? Delle due l’una: o la realtà di cui ti fregi (perdonami se sono partito con la seconda persona ma ho pensato che se dobbiamo diventare amici è meglio non perdere tempo) è evanescente (ahiaiaiai!) e cede alla magia oppure… Oppure millanti e questo è più grave. Scusa se inizio bacchettandoti.
Mi chiamo Giorgio. Il cognome non è importante. Sono le 4 e c’è più di una cosa di cui vorrei discutere con te. Iniziando dal tuo essere sempre in mezzo, sempre presente ma sempre – ripeto “sempre” – un passo indietro rispetto alle cose. Perdonami ma non mi piaci affatto. A pelle, dico. Mi sembri uno di quei bambini saputelli pronti con la mano alzata a suffragare gli errori dei compagni appena un momento dopo l’illusone del silenzio che ha provocato in quelli la certezza di una giusta risposta o del “tanto non la sa nessuno”. Converrai che non è un modo onesto di comportarsi. Mi confermi che la risposta la sapevi da subito (è quello che tutti sospettiamo quando abbiamo a che fare con te)? E allora? Perché ci hai fatto provare a dire le nostre stupidaggini? Perché ci hai costretti a provare una soluzione? Dài ammettilo non susciti simpatia a prima vista. Sù non è la tua dote migliore la concordia. E dunque: perché dovremmo tenerti in massimo conto? Perché farti strada, lasciarti la porta aperta o, peggio, darti il passo? Scusa il risentimento ma sono pure le 4, la mente non è lucida (pur non sembrando desiderare le coltri del sonno) e tu, come tuo solito, fai capolino ogni tanto per ricordarci, solito stronzo saputello (scusa se mi lascio andare alla stizza), i nostri miseri errori. Beh, sarò selettivo, ma io gli amici me li scelgo diversamente. Dunque mi devo rassegnare ad averti al fianco come un pungolo indisponente e asettico? È già così. Se mi sono deciso a scriverti – ora la sveglia segna le 4e25 – è perché voglio tentare un ultimo disperato tentativo di conciliazione. Non startene lì in silenzio. Non aspettare la domanda, la mia scena muta, la mia risposta sbagliata. Incalzami, precedimi. Metti davanti la tua lapalissiana verità e lasciala qua davanti ai miei occhi. Forse non basterà a farci diventare amici ma certo ci aiuterà da qui al futuro a non guardarci storto. Ma che ingenuo sono a parlarti così. Dovrei immaginarlo che non rientra nel tuo fintamente distratto procederci al fianco, non è nel tuo stile no… Sono vittima dei pregiudizi, dirai. Va bene, lo sono. Ma tu – scusa la franchezza – hai davvero passato il limite. Da ora in poi stammi un po’ alla larga e non sempre lì pronto ad alzare la mano, ad aspettare scivoloni, a sottolineare mancanze. O almeno, per favore, facciamo una pausa: tu te ne stai dove devi stare e io pure. Se ti sembra che sbaglio qualcosa tienitelo per te. Se avrai ragione, se avrai indovinato la tua banale concretizzazione delle cose, nessuno te ne toglierà il merito e non ci sarà neppure bisogno di ribadirlo. Così fino ad allora facciamo a meno l’uno dell’altro.

Cordialità
Giorgio

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3 pensieri su “Lettera al Principio di Realtà di Roberto Carvelli

  1. (In prosecuzione rispetto alle parole scritte sotto le Poesie:) ecco, invece, la lettera che non mi ha convinta.
    Trovo che sia uno scritto tirato per i capelli, nel quale anche la forma espressiva non riesce a collocarsi in maniera decisa.
    Ritengo che lo scritto “casuale” sia, assolutamente, la prova più ardua che un artista della parola possa incontrare sulla propria strada, perché non ti consente appigli né ancore di salvezza. In uno scritto che miri all’aurea sacra del “casuale” c’è lo scrittore di fronte a se stesso, e alcunché d’altro.
    E bisogna convincere il lettore, bisogna fargli credere che ciò che sta leggendo sia davvero il frutto di una penna talmente geniale da riuscire a partorire, senza mediazioni, il prodotto finito e magico per eccellenza.
    Qui, personalmente, non ho gridato al miracolo.
    Le parole non scorrono come di getto, anzi; esse si fermano, tornano sui concetti, li manipolano a scopi espressivi ben chiari ad un occhio più interessato, si preoccupano di ciò che il lettore, leggendo, potrà pensare della personalità dell’autore.
    Sono macchinazioni artistiche che, per riuscire a nascondere la propria natura, devono davvero far gridare al miracolo espressivo. 🙂

    In ogni caso, l’autore appare ‘umanamente’ interessante!
    Continuerò a leggerNe, sicuramente.
    😀

    Rispondi
  2. questo giorgio dice troppe volte scusa nella sua lettera indirizzata al principio di realtà. e visto che lo sta bacchettando e invocando mi sembra una precauzione un bel po’ ipocrita. non è un caso dunque che giorgio abbia qualche problemino col principio di realtà (e con la realtà).

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