Immagini Dal Silenzio: Giorgia Carena


IMMAGINI DAL SILENZIO.
22 poesie
22 scatti
Le parole d Emily Dickinson si trasformano in immagini.

L’intervista non sono riuscita a farla, perché alla fine ho deciso di farmi spiegare da te il perché di questo omaggio ad Emily.
Immagino ci sia l’amore verso le sue scritture, come lo provo io.
Spiegami come hanno preso forma le foto, se anche le persone che hanno partecipato hanno un legame con la poetessa…
L’arte e la scrittura da sempre sono stati un connubio che a molti non è mai piaciuto ed interessato, ma per altri, tipo me, ha da sempre avuto terreno fertile perché credo fortemente che siano gemellaggi quasi dovuti.

Inizierò col dire che, come tutte le cose magiche, anche questo progetto è nato per caso.
Nessuna premeditazione.
Era dentro di me.
E ad un certo punto è uscito: tutto qui.
Settembre 2010. Divano di casa mia, fa caldo, è domenica pomeriggio.
Il silenzio mi avvolge, quello del mondo e quello nella mia testa.
Fa male.
Decido di iniziare un nuovo libro.
Faccio scorrere lo sguardo sugli scaffali della libreria.
Frida.
Le ceneri di Angela.
Non buttiamoci giù.
Giulio Cesare.
Guerra e pace.
Silenzi. Quella raccolta di poesie di Emily Dickinson che ho comprato nel 2009.
Lo prendo. Lo leggo. Lo leggo. Lo leggo.
Lo finisco alla sera tardi e durante la notte iniziano a nascere in me immagini.
Immagini dal silenzio.
Dal dolore.
Il mio.
Quello di Emily.
Le immagini non mi abbandonano più.
Penso a com’è difficile mettere a nudo la propria anima, penso ad Emily, nella sua stanzetta,
ed infatti le mie immagini, quelle evocate dalla sua poesia, sono un nudo di donna.

Un donna che si mette a nudo per ridare vita a quelle parole.
Così inizio a fare dei bozzetti a matita sulle pagine del libro.
Non me ne rendo neanche conto, ma quei bozzetti sono già le mie future fotografie.
Quelle che non ho ancora scattato con la mia Nikon, ma che ha già scattato la mia mente.
La fotografia è così. E’ magia.
In autunno inizio a cercare un volto da dare a quelle immagini, ma è difficile perchè lei
ha un volto nella mia testa, e quindi nessuna che risponde all’annuncio corrisponde.
Abbandono per un pò.
Non la troverò mai.
Un giorno sono nel mio studio a lavorare e viene a trovarmi il mio maestro con la figlia
di una coppia di suoi amici.
Gli apro la porta, ma lui non lo vedo nemmeno.
Entra Laura, io la guardo e mi viene la pelle d’oca. Il suo viso, il suo sorriso smagliante
e triste, il suo viso bellissimo e tenebroso, i suoi occhi dolci e cattivi mi guardano.
I suoi capelli si ribellano, le sue movenze si ribellano, è lei stessa come una poesia di
Emily.
Nel mese di febbraio, con l’aiuto di un’esperta e creativa truccatrice di nome Roberta Demolli
iniziamo a scattare. Mi dò due scatti di prova per vedere se il progetto funziona.
Siamo una squadra compatta, decisa, armoniosa.

Primo scatto.
Secondo scatto.
Laura è perfetta.
Laura racchiude nel suo sguardo tutto il dolore necessario.
Ma anche la speranza.
La gioia.
L’amore.
Diventa attrice appassionata delle poesie.
Le legge.
Le vive.
Le interpreta.
Mi restituisce quello che le chiedo.
Io sto interpretando.
Chissà cosa voleva dire Emily, ma questo è quello che mi evoca.
Roberta dipinge il suo corpo.
Crea dalle mie parole confuse i disegni che desidero e li realizza.
Ventidue scatti.
E’ ottobre e stiamo lavorando da mesi oramai.
Niente Photoshop, Laura e Roberta mi odiano, ma quando qualcosa non viene si rifà da capo.
Tre ore di trucco, sei ore di posa, non importa.
Il progetto è pronto all’inizio dell’inverno.
13 maggio 2012. Villa Masnaga, una villa del seicento a Casorate Sempione.
Atmosfera magica.
Inauguriamo la prima edizione della mostra, con prestigiosi patrocini e incredibili persone
che hanno creduto in me.
Ringrazio.
Ho dato tutto. Davvero.
Prima sala, aromatizzata al profumo del vento. Le foto più serene, più speranzose.
Seconda sala profumo di menta.
Le foto più complesse e dolorose.
Le immagini di questo silenzio adesso sono dappertutto.
Laura si aggira per le stanze evocando Emily, scalza e in camicia da notte, fluttua con garbo
tra la gente, centinaia di persone intervenute che la guardano sconvolta.
Chi è?
E’ la modella?
Ma no, è il fantasma di Emily.
Si, ma è la modella.
Ma no.
Qualcuno cerca di parlarle.
Lei non risponde.
Lei è tra noi, ma non può vederci.
E’ questo forse la solitudine?
Giorgia

Biografia:

Giorgia Carena nasce e cresce a Intra, frazione della bella Verbania, sul Lago Maggiore .
Inizia a fotografare nel 1993 tra le strade di Como, dove vive e studia Ingegneria, e subito si appassiona al bianconero; passione che non abbandonerà mai più.
Nel 1996 l’incontro con il fotografo Piero DʼOrto le apre nuove strade verso la ricerca di una tecnica più affinata, e soprattutto inizia ad appassionarsi al ritratto. Seguirà gli stimoli del suo maestro in tutti gli anni a venire, continuando a studiare e sperimentare, fino al 2001, quando vicende controverse della sua vita l’allontaneranno dalla fotografia per diversi anni.
Nel 2008 la sua prima digitale, con la quale inizialmente familiarizza poco. E’ abituata alle pellicole, non accetta subito la nuova tecnologia. Poi è di nuovo amore. Il mezzo non conta, è solo strumento “attraverso il quale”.
La passione rinasce e con essa nuovi progetti, fino al 2010 quando la fotografa realizza il suo sogno di uno studio fotografico tutto suo, per poter sperimentare con maggiore dedizione.
Oggi Giorgia vive e lavora a Besnate (VA), dove dirige una scuola di musica, fotografia e recitazione.
L’ispirazione di IMMAGINI DAL SILENZIO arriva nel 2010, a settembre, il progetto prende forma, inizia la ricerca di una modella in grado di posare e interpretare il difficile personaggio, una truccatrice fuori dal comune, giovane e creativa. La ricerca di Giorgia si conclude a dicembre, e a febbraio 2011 si inizia a scattare.
Laura Cerini sarà la modella e Roberta Demolli la truccatrice.
Ogni foto è una ricerca difficoltosa e lunga, estenuante. Le poesie di Emily sono difficili e a volte ti lasciano senza parole e senza immagini.
A novembre gli scatti sono ventidue. Ce ne sarebbe un ventitreesimo, ma Giorgia decide di includerlo solo nel futuro libro. IMMAGINI DAL SILENZIO, infatti, sarà presto anche un ebook.

IMMAGINI DAL SILENZIO non vuol essere solo un’interpretazione della poesia di Emily, ma anche un tentativo di dare delle risposte alle sue domande.
Un tentativo vano, forse, o forse dentro le immagini c’è davvero di più?
Il percorso d’introspezione ha coinvolto Giorgia, e adesso vuole coinvolgere tutti gli spettatori che guarderanno queste fotografie.
Vuole dare risposte o creare nuove importanti domande.

Per contatti:
Giorgia Carena***Photographer ***
Via Roma 43 Besnate (VA) 21010
igiorgix@alice.it mob.+39.347.4620061-fax.+39.0331273968

© Stefano Frattini

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10 pensieri su “Immagini Dal Silenzio: Giorgia Carena

  1. Complimenti a Giorgia Carena, l’idea è davvero intrigante.
    Mi piace poi il racconto di come tutto è nato ed è proseguito – soprattutto perchè, mio malgrado, di foto non ne capisco granchè.
    Bello pescare dalle parole di Emily, bello che sempre qualcuno voglia interpretarle e restituirle.
    Per mio senso estetico la prima fotografia è quella che preferisco.
    In bocca al lupo a Giorgia.

    Rispondi
  2. Un post interessante che getta una luce di contemporaneità, di modernità ai versi della Dickinson, legata solitamente ad un romanticismo, un intimismo estremo e aspro di stampo ottocentesco. L’interazione fra arte e scrittura viene qui a mostrarsi in tutta la sua complementarietà e necessità, aggiungerei, esaltando questo binomio. Ho inoltre molto apprezzato la scelta delle traduzioni di Barbara Lanati, grande conoscitrice della Dickinson e mia insegnante di letteratura americana all’università di Torino. Grazie per questa bella proposta.

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  3. Dite tutta la verità,
    ma ditela insinuandola:
    l’importante è girarci attorno.

    emily dickinson

    E sento che anche questo c’è in queste foto. Un grazie per averci fatto conoscere Giorgia e un grazie a Giorgia che ha saputo cogliere con raffinatezza il pizzico di verità detta e il bianco e nero di quello insinuata.

    e.

    Rispondi
  4. Non conosco il lavoro di Giorgia Carena ma non ho dubbi a immaginare che sia una fotografa con qualcosa da dire!
    Resto, tuttavia, discretamente indifferente a questo connubio che, probabilmente, non mi emoziona e non mi trascina come dovrebbe. Fatico ad associare gli intenti poetici con quelli dei ritratti proposti e colgo una ‘comodità di scatto’ (mi si perdoni il termine, che non vuole assolutamente offendere il lavoro sotteso) che mal si addice, nel mio personalissimo punto di vista, al tenore dei versi scelti per il processo identificativo e di successiva proiezione!
    Non mi è facile emozionarmi di fronte ad un ‘mettersi a nudo’ così puntuale nella restituzione visiva e, soprattutto, non mi è facile dilatare così tanto la definizione da rabbrividire al pensiero che essa possa, magicamente, ricongiungersi a sé in modo così fisico e tangibile.
    Ho provato a chiedermi se, il ritratto di un corpo meno canonicamente piacente e accattivante avrebbe potuto, magari, raggiungere l’intento… Non so! Ho gli occhi troppo pieni di queste foto per riuscire ad affiancarne possibilità ulteriori!
    Aspetto, con interesse, i pareri di altri e, intanto, mi metto addosso i versi straordinari della Dickinson, soppesandone la corposità e l’invadenza proprio in relazione alla loro capacità di maneggiare l’anima attraversando più strati possibile di vesti! Già! 🙂

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  5. Si , anche io trovo vi sia una lettura un po’ monodimensionale. Dolore ? Io credo che nella Dickinson non sia altro che un vettore emotivo verso la dimensione estatica. Nei silenzi prevale una tensione metafisica che si cura poco di quale sentimento la ispiri,mentre qui accade,a mia impressione,l’esatto contrario. Così come la ” stanzetta ” della poetessa mi pare del tutto equivocate nel suo essere ridotta a sgabuzzino o cella. Cella si ma non di recluso…..semmai di eremita.
    Infino sono certo che lo spettro della Dickinson,qualora avesse deciso di passeggiare tra gli umani nel bel mezzo di una mostra ( scritto così suona assai kitsch ) sarebbe stata assai più volentieri loquace.
    In definitiva non molto apprezzata.

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  6. Sperimentare è lo scopo, credo, di questo “tandem artistico”. Stride molto la fotografia abbinata ai testi presentati, senz’altro, ma ho imparato che anche ciò che può apparire insolito, inadatto, disarmonico, può celare significanze da valutare attentamente. A prescindere dal gusto personale.

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  7. riprendo il discorso con cui ho introdotto l’articolo e sono felice di questo scambio, i commenti e il sapere cosa pensano altri è importante anche per me, spero che giorgia venga a fare un giro per risponderVi in qualche modo.
    Immagino ci sia l’amore verso le sue scritture, come lo provo io.
    L’arte e la scrittura da sempre sono stati un connubio che a molti non è mai piaciuto ed interessato, ma per altri, tipo me, ha da sempre avuto terreno fertile perché credo fortemente che siano gemellaggi quasi dovuti.

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  8. Non perchè non credo che l’arte non sia collegata alla scrittura, anzi tutt’altro, penso che ogni trovata sia sempre in qualche modo legata ad un lampo di immagine, ma in questo pregevole lavoro di traduzione e di vissuto delle parole della Dickinson, anch’io faccio fatica a trovare un nesso con le foto proposte. L’unica congiunzione tra le due cose a cui potrei pensare è che l’unione spiritica che si crea tra autore e lettore sia sfociata in una sorta di entusiasmo, quello di sentirsi parte dell’arte e quindi attore di una propria conquista e liberazione del sé che ha fornito la spinta e si è collegata a tutt’altra idea, magari latente. In ogni caso, per le bellissime traduzioni e questa storia, grazie.

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  9. Bellissime le foto. Creare un connubio artistico non è mai facile. Anche io come gli altri ho delle difficoltà soggettive a vedere il parallelismo fra opera e fotografia ma apprezzo il tentativo. Forse si è voluto ritrarre un certo intimismo corporeo legato alle parole e alla solitudine che tanto hanno afflitto la poetessa. La mostra deve essere stata una bella esperienza ma non credo si possano scambiare fantasmi tramite lenzuola bianche che la poetessa usava per rappresentare la purezza. Comunque meglio questo tentativo che non quella della Isabella Em-nazionale che ha dedicato Lulù Dela…come cazzo si scrive alla Dickinson…quello si che un tentativo riuscito direttamente nel water.

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