Presa Visione: Il Cavaliere Oscuro di Nolan e l’umanità di un supereroe


I supereroi sono da sempre stati miei compagni d’infanzia, li ammiravo per la loro fierezza, forza, bontà, e affetto, anche se non ricambiato, verso il popolo oppresso dal cattivo di turno, sempre pronti a rimetterci la pelle e a dargliene quattro.

Ieri sono andata a vedere il terzo ed ultimo capitolo della saga di Batman made in Christopher Nolan, regista conosciuto per aver diretto “Inception”con Leonardo Di Caprio e alcuni attori presenti in questo ultimo capitolo della saga del Cavaliere Oscuro

Purtroppo questo film è stato macchiato nella sua bellezza da un fatto accaduto alla prima a Denver, capitale del Colorado (U.S.A), un ragazzo, James Holmes di 24 anni, armato e con una maschera a gas addosso, spara nella sala dove proiettano il film, uccidendo 12 persone e ferendone 58 prima d’essere arrestato.

Sono otto gli anni, che Bruce Wayne decide di scontare con una clausura volontaria dove vivere con i propri rimpianti e dolore, per la morte dell’amata Rachel e qui si capisce che questo capitolo non sarà come gli altri, qui verrà a galla tutta la sua non invincibilità, il suo essere umano pieno delle stesse paure che convivono nell’essere umano.
E’ al corrente delle voci che corrono su di lui e cioè che lo vogliono invecchiato, zoppicante, con lunghissime unghie e un carattere ancora più chiuso e burbero di quando faceva vita mondana, lascia che il suo alterego ne esca macchiato, facendo credere che Batman sia un criminale e che Harvey Dent sia l’eroe immacolato.
Ma decide di tornare quando capisce che Gotham ha di nuovo bisogno di lui, perché un terrorista dal passato oscuro, Bane sta mettendo la città di nuovo in pericolo, ma questa volta è un pericolo diverso, è un pericolo molto più vicino ai giorni nostri, Nolan ha voluto riportare nel film la grossa crisi che sta toccando tutt’ora il mondo dando un messaggio, che noi tutti con la forza di volontà potremo uscire a testa alta.
E’ affiancato, anche se non per tutto il film da Catwoman, una diversa Catwoman, più cerebrale, ma allo stesso tempo sensuale e riemerge dall’ombra sapendo d’esser in pericolo, un ricercato che potrebbe essere ucciso dalla polizia, anche se c’è a capo il suo caro amico Gordon e torna proprio per difendere di nuovo le persone a lui care.

Nolan, in diverse interviste, ammette richiami storici e cinematografici, come la stessa architettura della città, molto classica.
Ma passiamo ai protagonisti della pellicola, attesissimo sia in America che qui in Italia, apre la stagione cinematografica autunno-inverno, con la conferma di Christian Bale nel ruolo di Bruce Wayne – Batman, di Michael Cain nel ruolo del fidato maggiordomo Alfred, di Gary Oldman nel ruolo del capitano Gordon e Morgan Freeman nel ruolo di Lucius, per tutta la durata del film c’è quella tensione angosciante che fa stare male come il beniamino Batman, con una colonna sonora degna di nota, dell’ormai conosciuto Hans Zimmer, già ascoltato ne “Inception”.
Concludono il cast, Tom Hardy nelle parti del terrorista Bane, Anne Hathaway, nella sensuale e cerebrale Catwoman, Marion Cotillard nella parte dell’enigmatica Miranda Tate – Talia e Joseph Gordon –Levitt nelle parti del giovane poliziotto John Blake, personaggio quest’ultimo molto importante.

Il film ha sequenze che lasciano un po’ del sentimento di sconfitta, tutto si muove ad un ritmo serrato fino a commuoverti, ed io mi sono commossa, ho sentito il turbamento e il senso di sconfitta soprattutto nel primo scontro Batman – Bane, ma anche e soprattutto durante le assenze di Batman, quando Bane spopola e tiene in scacco la città di Gotham, e la mancanza si sente, il popolo è allo sbando.

Questa trilogia del Cavaliere oscuro vestito da Bale e diretto da Nolan, ha la sua degna conclusione piena di profondità perché ha portato realtà, questo capitolo chiudeil fantomatico cerchio che ha legato Nolan per quasi 8 anni al personaggio creato dalla mente di Bob Kane, lasciando infine porte aperte anche per possibili vie di fuga.
Bisogna però accennare che il film non è così perfetto, forse manca proprio di un po’ di dialoghi, il silenzio che lascia l’assenza del cavaliere oscuro si fa pesante e pressante.

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11 pensieri su “Presa Visione: Il Cavaliere Oscuro di Nolan e l’umanità di un supereroe

  1. Grazie per questa recensione Anto, adesso insieme a quella degli amici di Mymovies.it ho anche la tua. Sebbene C. Nolan è un regista che seguo, ho deciso di saltare a piè pari questo film. Questo perchè a differenza di molti, il tema dei super-eroi non mi ha mai coinvolta più di tanto e gli stessi super-eroi, non so per quale motivo, non hanno mai fatto breccia in me. Se devo salvarne uno, ecco sceglierei di certo Capitan Harlock, cerebrale, fiero, gentiluomo, alle prese con le sue bellissime donne clorofilliane . Dopo ” Inception “e soprattutto dopo lo splendido ” Memento” , francamente sono rimasta delusissima nell’aver appreso il ritorno di Nolan sugli schermi con Batman. A dirla tutta ho pensato a questo suo ritorno come ad un’occasione persa, perchè Nolan è un grandissimo narratore che ama i temi concettuali dove più vicende vanno a convergere e che non sono mai banali. Ad ogni modo ho letto su mymovies di cui faccio parte, le recensioni degli spettatori nel forum e mi sono molto divertita anche perchè ci sono pareri discordanti . C’è chi l’ha trovato fantasmagorico, c’è chi ha pianto tra il primo e il secondo tempo, c’è chi ha trovato in questo film un Batman afflosciato la cui unica innovazione era la sua macchina nuova. Io ho una sola preoccupazione : visto il successo e la bravura di Nolan ho paura che mi si imbastardisca troppo con questi temi commerciali . E dunque anch’io mi unisco ad una recensione che ho letto che titola in sintesi ” Nolan dove sei? “

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  2. memento mi ha turbato e mi ha dato l’impressione del soffocamento.
    inception l’ho amato da subito.
    di nolan, involotariamente ho visto moltissimi film.
    si forse qui c’è un nolan che non ti aspetti e sicuramente un po’ deludente con un memento che ha lasciato tracce.
    e rispetto assolutamente i tuoi gusti:)

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  3. Il film era appena terminato quando, con un moto di ferma ribellione, ho detto: “ma porcaccia miseria, io non voglio vergognarmi della maniera infantile e irrazionale con la quale riesco a farmi coinvolgere dai miei adorati super eroi (Spider in capo… nessuno lo spodesta dal mio cuoricino). Viva questo film, viva quello che ha fatto provare alla parte meno maturata (ehm… ‘mai’ maturata) di me, viva il finale, nel quale il cuoricino infantile batte e ribatte “, soprattutto per J.G. Levitt, che amo in maniera immotivata fin dai tempi della sit-com!
    E sia! Voglio smetterla di vergognarmi se mi lascio coinvolgere da film che scavalcano il possibile e si pongono proprio al limitare della retorica immaginabile.
    Non mi è mai piaciuta la tendenza ‘aristocratica’ a ritenere scontato il messaggio basilare, il fondamento appurato, il percorso standard. Non è detto che i film, o i romanzi, debbano sempre e necessariamente tracciare e rilevare il non lieto fine, lo smacco, la devianza dallo sperato. La ‘solita storiella’ è, invero, meno solita di quanto la si creda, a ben riflettere. Nella vita vera, la ‘solita dinamica’ non si perpetua non perché sia banale, poco allettante, scarsamente profonda ma perché l’essere umano è masochista, quando non deviato, e sceglie altro, sceglie la complicazione, la perversione, l’approfondimento malato. Perché nella vita tangibile, così come nell’Arte, l’essere umano ha bisogno di dimostrare che ‘si differenzia dall’indotto massificato’ per testimoniare la propria cultura, la propria profondità, il proprio intelletto.
    Così, a mio avviso, è andata svuotandosi sempre di più la categoria del massificato tradizionale e si è riempita, in maniera massificata, quella degli ‘snob dell’esistenza’!
    Dio mio, che massacrante digressione rispetto al tema :), ma, perdonatemi, è proprio questa mescolanza di pensieri ed emozioni che ha fatto seguito, nel mio caso, alla visione del film; e questo articolo è cascato a fagiUolo! 🙂

    Il film, quindi: piaciuto tanto, perché diverso, perché contenuto, perché talmente allegorico da travalicare qualsiasi confine della ricezione razionale e lasciar posto solo a quella immaginifica. E, superato quel confine, tutto è realizzabile e accolto!
    A prescindere dalla poca intensità dei dialoghi che, a mia volta, ho rilevato e sottolineato nel solito e imprescindibile dibattito notturno post film e sul quale erano d’accordo tutti. E a prescindere, altresì, dalla scarsa credibilità, scemata soltanto sul finire del film, della Cat, da me ancora troppo identificabile nella adorabile signorina de Il Diavolo Veste Prada!

    Ah! Capitan Harlock? Piangevo ogni volta che iniziava la sigla! Penso mi commuovesse proprio per quegli elementi rilevati da Mid!
    Memento? Realizzato benissimo ma, per me, scarsamente fluido nella comunicazione; e questa, per me, è sempre una pecca, in un film! Ti impedisce di gridare al miracolo cinematografico!
    The Inception? Incapace di superare definitivamente e con naturalezza quel confine di cui sopra, fra possibile e Immaginifico; ti mantiene in una dimensione a tre quarti che non consente di dire “fanbagno alla realtà: mo’ me lo godo in pieno!”

    Grazie dello spunto; perdono per la lunghezza di ciò che ne ho fatto seguire. 😀

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  4. esticazzi anna. commento da applausi oh 😀
    ed ho pianto un botto e sorriso alla fine…anche se non sarà più di nolan…[anche se ci spero] vedremo che cosa ne uscirà fuori

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  5. Ahahahahahahahahah! Ma… allora si può scrivere anche ‘sticazzi’???
    E io che ho dovuto prendere a prestito dall’etica uno stupidissimo “fanbagno”! :((

    😀

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  6. In ogni caso (e, poi, cercherò di non rompere più :), per quanto riguarda la mia esperienza, posso dire che, all’accensione delle luci, eravamo quasi commoventi nell’espressione della nostra ferma certezza : “Eh eh, adesso dovranno per forza farne un altro! Ma come avevamo fatto a non sottolineare che in questi qua non c’erano… … …”
    Mi unisco, quindi, all’attesa comune; e se vanterà la firma di Nolan, tanto meglio! 🙂

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  7. Bè è chiaro che nell’aver detto ciò che ho detto in me non c’è alcuna ombra di snobbismo, sebbene i miei gusti in fatto di cinema siano ben chiari e definiti. C’è chi li trova raffinatissimi, c’è chi li trova pallosissimi…e forse per questa ultima cosa che al cinema mi ci manderanno da sola a vedermi l’ultimo film di Kurosawa di ben 5 ore ” Shokuzai “. Che poi figuriamoci se questo film arriverà mai dalle mie parti. Mi toccherà andare a Roma o a Milano per vederlo. Ora spero che il mio parere sia chiaro: non metto in dubbio che questo film di Nolan racconti una storia a cui vanno ad intrecciarsi altri messaggi, non metto in dubbio che Batman possa essere un personaggio amato e comunque carismatico al massimo nel suo essere benevolo uomo pipistrello, però che volete farci, senza retorica, vi dico che un film così ho sentito a distanza che non è per me, che non mi tange proprio, che potrebbe con ogni probabilità farmi cadere le braccia – palle? – . Ed io da un film non voglio questo. Per lo stesso motivo mi rifiuto di vedere Prometheus.Poi c’è pure da dire che per mia natura non sono una possibilista. E soprattutto in fatti artistici e letterari, il mio approccio non è quello di salvare il salvabile. Già nella vita si è costretti a farlo per forza di cose, ora dovrei farlo anche con i film? Non se ne parla nemmeno.

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  8. Ma io mica rispondevo al tuo commento, Mid; avevo ben letto che non lo hai visto il film! 🙂
    Ho fatto una considerazione, in generale (e sulla quale si potrebbero aprire capitoli interi:), sull’inversione del ‘solito’ e della sua valenza nella vita cd. reale e nell’Arte. Il messaggio, troppo spesso, a mio avviso, subisce due immeritati colpi: paga lo scotto della deviata disillusione umana e viene confuso (questo assai più spesso) con la maniera espressiva del messaggio stesso. Proprio pochi minuti fa ci stavo pensando e credo che sia un punto che approfondirò, nella mia coscienza di spettatrice della vita e dell’Arte. 🙂

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  9. No Annina :D, ma neanche io mi riferivo espressamente al tuo commento, quanto al fatto che piuttosto spesso mi trovo ad essere oggetto di lapidazione prediletto dai fans di Verdone, De Sica, Pieraccioni et similaria dove mi accusano di questo. A dire il vero la lapidazione la ricevo anche dai miei stessi famigliari e amici in merito a scelta di libri e film ehehehe. E’ vero come dici tu che ogni film andrebbe visto ed inquadrato in senso più grande sempre perchè a parlare di cinema non si finirebbe mai, ma guarda….ci sono film che non ce la faccio proprio. Per Biancaneve già mi sono fatta violenza, tanta quanta per intenderci ne ha fatta Senders al cinema con questo filmucolo insipido…Perchè non ammettere che ci sono film che non sono film? Non è il caso di Batman di Nolan però, perchè ripeto, trovo abbia talento.Kisssss 😀 PS: Oggi vado a cinema a vedere PIETA’ di Kim KI DUC. Avrete presto mie notizie.

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  10. Ah, beh! Quelli di “ma che polpettone vai a vederti” sono decisamente quelli che più mi fanno gridare allo scandalo; figurati! 😀

    E, ti dirò! Dovessi vederlo a Milano, il film di Kurosawa, potrei decidere di accompagnarti per provarmi! Non scherzo! Fa parte di quell’approfondimento di cui dicevo sopra e che ho ben deciso di ‘perpetrare’, posto che un’esperienza cinematografica così ‘estrema’ è decisamente mancante al mio curriculum!

    Credo davvero che ci sia tanto e tanto da dirsi, sul cinema (soprattutto perché sono fra coloro che passano più tempo a cinema che a casa propria), soprattutto in relazione al punto della maggiore prospettiva di cui hai detto, e questi spazi che create qui mi sono davvero piaciuti tantissimo.
    Penso che si abbia un gran bisogno di apertura verso ogni dove artistico, partendo dall’assodato delle maniere (che resta, per me, l’unico assunto indiscutibile) per potersi muovere con maggior libertà e meno timore possibile fra le mille, possibili e legittime, sfaccettature dei messaggi.

    Bacio, Mid! :*

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  11. Bella la recensione ma altrettanto bella la discussione. Non amo solamente i film impegnati, anzi ho adesso un problema enorme con i cosidetti film di cassetta perché non trovo nessuno con cui andare a vederli.
    Se non ricordo male anche la protagonista dell’eleganza del riccio amava questo tipo di pellicole ma come al solito faccio voli…pindarici e non mi regolo. Purtroppo sono uno di quelli che ha amato Melancholia di Von Trier e capisco di capire poco di cinema. Lì dove quasi tutti gli esperti hanno trovato forzature simboliche io ho trovato poesia.
    Recensione ottima.

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