Le costruttrici d’oriente – I parte


Questo è uno scritto che parte da un luogo di tramonto, il Magreb. L’altra parte del Mediterraneo, l’altra parte dell’Africa, sempre un’altra parte da qualche altra parte, con una lingua scritta e parlata che solo ad impararla ci vuole una vita a parte. Ne scegliamo parti da scrivere, e la prima parte dal sociale e sceglie l’avvio dall’Algeria,  nazione in cui si stanno festeggiando i cinquant’anni d’indipendenza e  la società civile si sta (re) inventando. “Non dobbiamo dimenticare che la vita degli algerini  è giocata e si giocherà anche nelle loro lotte quotidiane, individuali o collettivi”, spiega al Magazine de l’Afrique la sociologa Dalila Lamarene-Djerbal. Crederle o meno sarebbe comunque difficile perché il Paese è ancora d’istinto chiuso ai viaggiatori d’Occidente (Se non sei invitata, forse è meglio andare in Tunisia? Non so, sono scampata per miracolo da due incidenti da gippone e furgoncino nella placidissima Pianura Padana, ma إن شاء الل In šāʾAllāh, sono a scrivere).

Si rimane in zona mista e si contano le donne. Le donne che hanno assaltato l’Emiciclo di Algeri, nel mese di maggio. Record assoluto di tutto il Magreb, 145 donne al Parlamento, un terzo di tutti i parlamentari, che posiziona il Paese al 26° posto nel mondo per rappresentanza femminile nei parlamenti nazionali. Una parte di loro aveva lottato per la revisione della legge elettorale, costringendo i partiti a inserire dal 30 al 40% di donne nelle liste. Non si possono chiamare quote rosa, perché la simbologia del colore non corrisponde alla nostra; definiamole “quote rivendicative, sistema ottenuto dalle associazioni per la difesa dei diritti delle donne e la promozione della loro visibilità sulla scena politica” (S. Lokmane-Khelil). La maggior parte di loro porta il velo islamico.  E vuole rivedere il Codice della famiglia (quello della poligamia per intenderci). Scrive Naoki Tomasini: “Nella versione definitiva resta legale anche la poligamia, l’unico punto apprezzato dalle donne è stato l’obbligo del marito di assicurare un tetto alla moglie e ai figli affidati alla madre, in caso di divorzio. Nadia Ait Zai, avvocato, ha accusato gli islamisti di male interpretare il Corano e Yasmine Chouaki, dell’associazione Tharwa Fatma N’Soumer, ha contestato loro di essersi “arrogati il diritto esclusivo di parlare a nome dell’Islam al fine di imporre meglio la loro legge”.

Femministe militanti anche se con il velo.  Magari non tutte, ma in buona parte. Femminismo, si può ancora scriverlo questo sostantivo? In Algeria,   L’Otto marzo, si scrive e si celebra, nonostante la festa non sia inserita nella legge coranica, la giornata del femminismo mondiale. Mezza giornata lavorativa e regali in moneta da 500 a 1000 Dinari dai datori di lavoro (dipende dall’azienda e dal ruolo lavorativo). “Tutte le donne di tutti i livelli di convivenza sono interessate da questa mezza giornata. A livello di scuola, sono organizzati dei tornei femminili  e si metton fuori delle T-shirt speciali per questa occasione” (da un articolo di Zohra Lakrace).

Les 2Rives è una rivista indipendente, in rete si trova gratuitamente. La redazione è formata da algerine d’Oltralpe, la lingua è quella coloniale, il francese. In uno dei numeri di quest’anno, Clara Zetkin era l’ispirazione di un articolo sulla storia del femminismo. Pagine dopo, Simone de Beavoir: pas femme: on le devient. Pochi decenni indietro, donne algerine, in campi di prigionia francesi avevano portato insurrezione insieme alle parole. Djamila Amrane, anche bombe. Il divenire fa pagare duro. Si pensava ancora prima del 1950 che si potesse emendare il colonialismo. Oggi sono alla prima generazione totalmente postcoloniale. Non c’è posto per Sherazade, la racconta favole è in Wonderland e speriamo ci rimanga. Anche perché a conquistare la realtà si va come la cavalleria polacca contro i panzer tedeschi. L’onnipresente Banca mondiale, stima che fra i diplomati dei prossimi anni, si arriverà al 75% di inoccupazione . Colpa, secondo l’economista, Camille Sari, “di un sistema di istruzione inadeguato, indebolito da una politica di arabizzazione forzata quando invece si dovrebbe aumentare l’apprendimento delle lingue straniere , e soprattutto aggiornare le varie discipline che invece non sono sempre aggiornate”. L’immigrazione è ancora alle porte. Ma partono sempre prima gli uomini. Le donne rimangono.

Scelte da fare e si ritorna a quel terzo di parlamento.

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6 pensieri su “Le costruttrici d’oriente – I parte

  1. Un articolo molto bello, per questo interrogarsi nel momento stesso in cui si va scrivendo. Un articolo che non si pone lo scopo di erudire ma, piuttosto, quello di condividere un se e un ma!
    Gli scritti che preferisco, insomma.
    Tante volte ho guardato veli “scelti” e mi sono chiesta quale sia, in definitiva, il confine esatto fra scelte e tradizioni, fra scelte e convincimenti indotti, fra scelte e (sacrosante) convenienze. Non ho risposta. Non ne ho nemmeno per noi ‘occidentali-moderni-indipendenti’, figurarsi per situazioni così differenti nelle origini e nelle proiezioni.
    Tante volte mi sono chiesta, ancora, se la Libertà abbia e possa avere dei limiti ulteriori oltre quello della ‘nonlesionedellalibertàaltrui’ o se la definizione stessa non ne possa tollerare alcuno. E, questo, è interrogativo ancora più arduo da risolvere.
    E, ancora, forse la Libertà è tanto più grande quanto più angusto è lo spazio nel quale prende le mosse, anche se appare congettura asfissiante e poco consolatoria.
    Alla fine del discorso (c’è una fine del discorso?), tanto ruolo è giocato dal punto di vista dal quale si affronta l’argomento: maggiore è la componente filosofica o trascendentale minore è l’aderenza del concetto alla circostanza.
    Di una cosa sono certa: detesto il termine ‘femminismo’. E, qui, si aprirebbe un capitolo altro e intero.

    Bell’articolo! Molto molto.

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    • Meth complimenti per l’articolo che sicuramente , come asserisce anna, non vuole imporre dettami o dogmi ma solo portare a conoscenza il lettore di realtà diverse da quelle cosidette “occidentali”.
      Nei miei viaggi, troppe volte mi sono imbattuto in coppiette Valtur, che in aereporto si inerpicavano su discorsi sociologici inerenti la vita del paese visitato, come se una settimana rinchiusi in un bunker, serviti e riveriti, bastasse a capire usi e costumi di certe popolazioni.
      Questo pressapochismo è fin troppo radicato in occidente e a volte rende virtuali anche le parole.

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    • Interessantissima la tua riflessione sulla Libertà. Oltre, credo tu abbia risposto ad una domanda dell’articolo. Si può ancora usare il termine femminismo? No, pare sia obsoleto. Speriamo che non sia stato sostituito con “femminicidio”. Ma invito tutte noi\voi\esse a costruire un post collettivo in cui si germini un neologismo che indichi la parlata dell’emancipazione femminile.

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