Inediti di Andrea Lucheroni


– 877.

Si fa scorrere imbottito
il silenzio
e in questa quiete verbosa, cuscinetto
trattenuto dai passanti,
invece di imbrunire
come il giorno
che allaga tutte le strade
possedendole

questo farai
borbottare i muri di parole
imbrattate

– La Verità

La verità è che quel passante
prima non esisteva
era ciancicato, come il suo rumore
scroscio di foglie affangate

troppipassi

guardo le mani con pietà
le mani sono autunni
e le cose che gli accadono
sono rami, rami spezzati,
o invidiosi

troppirami

la verità è sempre sola
e i passanti non esistono
fino a che ti fermano
guardandosi le mani con la tua pietà

ed è in quella frazione di secondo,
mentre la scenografia pare compiere
rivoluzioni universali,
che non succede proprio niente.

Per la verità
ero io, quel passante
che prima non esisteva.

 

– Apologia dell’Esistenza

Le cose accadono quietamente
come la sera arrossisce

le prospettive

quando fugge se stessa
e si posa sui punti di fuga
allungando

lo spazio osservato

– La vida es sueño 1635

Sognava di sognare di svegliarsi
appollaiata sulle strade come
un lampione che guarda
tra cerchi e catene
il suo cono d’ombra

tutto quello che poteva non essere stata
se l’era scritto, scrivibile
sull’anima del mondo

e poi lo aveva sognato.

–  102.

Come di tenero asfalto, l’imbrunire dell’io
s’era disteso sul viso scomposto
da pezzi di sabbia e respiro
con la esatta espressione
del codardo presente – ripetuto –

il meccanismo di chi si approssima.

E poi era venuto giù
con tutto il circolare peso della luce
sprofondando oltre la pozzanghera

quell’oceano dei piccoli occhi
senza schizzi o riflessi o idee di paesaggio

eravamo solo il ventricolo
delle cose vissute

Bio-essenziale:

Andrea Lucheroni, è nato a Roma nel 1985, dove attualmente vive e lavora. Utilizza principalmente il blog www.jmarx.it per condividere parte del suo percorso poetico. Non ha pubblicato alcuna raccolta. Ancora. E non ha vinto nessun concorso. Oggi 10/9/2012 (poiché tutto negli occhi appare ogni giorno diverso e poiché la mente stessa cambia a suo piacimento il vedersi) Andrea vede la sua poesia come una poesia del distacco, un tentativo, o un desiderio che si versa, senza riempirla, in quella distanza che esiste tra il poeta ed il corpo stesso che si trova a smuovere, creando un’interconnessione materiale con un mondo in cui tutti gli uomini sono poeti.

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13 pensieri su “Inediti di Andrea Lucheroni

  1. ci sono poeti che meritano una profonda lettura, ed uno di questi è andrea.
    seguo ed ammiro da anni.
    affetto che prima va alla persone, meravigliosa e poi alle sue parole che calzano a pennello con la persone che è.
    benvenuto qui.

    Rispondi
  2. Che senso inquieto della vita e del divenire…che concreta sfiducia nella storia e, pare, nella speranza!! Però parla anche uno spirito che sembra sfidare il destino attraverso la parola che si inclina a indicare la strada, quella di una poesia che sembra essere non dico salvifica, ma perlomeno coraggiosa e autentica

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  3. Mi piace moltissimo quello che hai definito “102”, dove l’unica gestualità realmente agita appare il respiro. Tutto il resto è privo di scelta, è indotto, è ‘accaduto’; e sembra rimprovero impietoso. Molto bello.

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  4. Grazie a tutti. Mi preme un appunto. L’inquietudine che giustamente riconoscete in questi testi non è da ritenersi nella sua accezione negativa, ma bensì come una precisa visione di rottura della realtà come mera percezione personale. Disconoscersi per conoscere. Accettare il dualismo delle cose, la loro apparente indipendenza e la loro ripercussione nel nostro intelletto, che sembra crearle e sceglierle. Quanto c’è di innato nell’agire? Quanto c’è di assoluto nel nostro assoluto? E’ un percorso che mi interessa molto condurre in questo periodo, soprattutto perché non lo sento proprio dei tempi che ci troviamo a navigare (nel vero senso della parola).

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  5. Quanto c’è di innato? Assolutamente poco o nulla, secondo me. Mi piace pensare, anzi, che il principio stesso di ciascun agire sia, di per sé, rinascita. Così che alcunché resti intatto dall’esperimento esistenziale, dal ricordo, dalle precauzioni sacrosante che ci è dato, a un certo punto, poter considerare. Laddove si origina l’azione, è lì, secondo me, che cessa l’innato. Nel bene e nel dramma! E così sia! 🙂

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  6. Forse suggestionata dalla videopoesia ho ripensato al Cielo sopra Berlino. Il disagio della condizione più altera riduce i termini del distacco.

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