La Nuova Generazione Pittorica: Marco Castagnetto


 

 

 

Al giorno d’oggi l’arte in ogni sua forma ha una nuova generazione, fra questi Marco Castagnetto che intervistiamo.

 

Possiamo parlare di eclettiche visioni?

Sì, credo si possa parlare della mia insofferenza verso le politiche dello stile. Qualcosa per cui non riesco a trovare alcun interesse, nonostante ci abbia provato, tentando – non molto efficacemente a dire il vero – di ricondurre quello che faccio ad un’unità stilistica. Sul mercato dell’arte, soprattutto in quella pittorica, se non si possiede un tratto immediatamente riconoscibile e formalmente uguale a se stesso non si è nessuno, e curatori e galleristi non lesinano suggerimenti in questo senso. Nonostante la tentazione promozionale, faccio le mie cose seguendo necessità momentanee per cui tutto ciò che segue – la condivisione dei lavori, la diffusione, il cercare di trarne la pagnotta – è forzatamente secondario.

Commistione di tecniche, nei tuoi lavori, a riprova che la tecnica è disposizione della creazione artistica. Esiste una nuova generazione pittorica che si riconosce ancora nella sperimentazione?

Esiste ed è enorme. Troppa critica istituzionale borbotta che siamo ancora qui ad attendere qualcosa di realmente nuovo dopo la transavanguardia. Quel tipo di personaggi bulimici e tromboni che hanno accolto la senilità troppo presto soltanto perché poteva garantire qualche forma di autorità, e che di lavoro musealizzano tutto ciò su cui mettono le mani. Invece ci sono cose bellissime in giro, nel figurativo e nell’astratto, cose che magari non hanno un pedigree accademico o tutto il corredo di requisiti per avere accesso alla contemporaneità, ma che sono semplicemente belle, ed a me questo basta.

La tua figurazione è trattenuta, celebrale. Passeggi all’interno della figurazione, la costruzione dei ritratti è sottomessa in alcuni dipinti alla grafia, altre volte sembra che sia il colore ad espandersi.

Certamente ci credo, come credo che la mia ossessiva iper-produttività sia dovuta all’intendere il mio lavoro come la stesura di un libro. E poiché sono generalmente più bravo a dipingere che a scrivere riesco a dire quello che mi interessa in questo modo. Mi piacerebbe avere un pubblico di lettori, in verità. Qualcuno a cui piaccia osservare un quadro leggendolo come una storia zen, con poche parole non sempre apparentemente logiche. Ci sono alcune storie zen che suonano come un completo non-sense alle orecchie occidentali, e ci fanno rimanere sul quel confine imbarazzante tra la perla di saggezza e la stronzata monumentale, perché quando si eludono i sistemi duali e razionali della nostra intellettualità abbiamo l’irresistibile tentazione di stipare il tutto nella categoria aristotelica della Stronzata. Questo è un limite che ritengo sia molto dannoso, ci leva un mare di divertimento. Mi interessa che il lavoro richieda molte ore, che abbia elementi ripetitivi e geometrici, e che in qualche modo dipenda dal suo predecessore, perché con queste condizioni la mente si focalizza con intensità sempre maggiore sul gesto fisico, e crea un vuoto progressivo. Una forma di disciplina personale.

Biografia:

Nasce nella provincia nord di Torino nel 1976. Giovanissimo scopre l’amore per l’immagine e per la musica, attività che lo accompagnano durante l’intero percorso formativo nonostante i suoi studi si rivolgano al campo filosofico. Dopo aver appreso e sfruttato le tecniche classiche come sanguigna, pastello, olio, matite e parallelamente al corso di studi in filosofia, si specializza in grafica bitmap e vettoriale e la sua formazione artistica viene trasformata filtrando il fascino del pop, la controcultura, il neorealismo nelle possibilità che offre l’informatica. Nascono le prime serie di quadri, una commistione equilibrata tra il disegno, il trattamento digitale e la poster art. Nel 2008 frequenta la Scuola di Comics di Torino, alla ricerca di nuove tecniche di disegno più rapide ed essenziali e scopre la passione per la scrittura, già sperimentata ma mai approfondita durante gli anni precedenti. Il confronto/scontro con l’arte sequenziale cambia ancora una volta la visione che ha della produzione artistica ed inizia la realizzazione di una serie dii manifesti da distribuire a basso costo per sperimentare e valorizzare il concetto di una più semplice ed efficace comunicazione attraverso la riproducibilità dell’arte, un “no-copyright” vicino alle controculture artistiche degli ultimi due decenni.

Work in Progress:

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14 pensieri su “La Nuova Generazione Pittorica: Marco Castagnetto

  1. Si ecco mi piace. Moltissimo. Come dipinge,come parla come pensa. Artisti di questo tipo tolgono la polvere dalla mobilia di una pratica obsoleta anche quando sono dei ventenni a metterla in atto. Un ego al servizio della pittura e non viceversa. Finalmente.
    Oltre a tutte le fonti citate nella biografia io trovo che vi siano rimandi,non so quanto consapevoli,all’arte antica e/o popolare del centro e sud delle Americhe.

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  2. Castagnetto, lo trovo caustico, critico, umorale nell’ironia sugli umori delle societa’ odierne, un ponte graffiante fra l’estetismo asettico di certa arte e l’Arte trascendente è vicevera una diga fra il “pop ascetico” ed intellualoide ricco di bolle di niente e l’energia corporea di un tratto vivo; il tutto condito con perizia grafica e seminali colpi di lucida “follia”.

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  3. narco l’ho prima incrociato sui pixel di internet da amici, poi l’ho conosciuto durante un reading a torino in un centro sociale occupato.
    sono molto colpita dal suo tratto e amio avviso ciò che dice samoa è vero…ha influenze dell’america del sud

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  4. Grazie a tutti davvero, troppo buoni. E una mezza dozzina di abbracci a pioggia. Sì, l’influenza dell’arte sudamericana c’è, in particolare trovo molto interessanti gli elementi grafici che ricorrono nelle celebrazioni del giorno dei morti, e tutte le espressioni artistiche connesse alle tradizioni religiose sia autoctone che di origine africana.

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  5. Invece io sono colpitissima del suo parlare del connubio parola-immagine, di cui pochissimo si discute. E’ vero, è cosa imprescindibile : la parola è figlia dell’immagine. Chi sceglie la via d’espressione figurativa, dipinge l’embrione primigenio e tutto questo mi piace molto.

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  6. “Invece io sono colpitissima del suo parlare del connubio parola-immagine, di cui pochissimo si discute.”
    Sarebbe interessante riconoscere a Castagnetto che oltre il concetto sopra espresso, va ad analizzare nelle sue parole il concetto e la relazione che esiste fra “Verbo” come prima manifestazione nel Creato e il Simbolo sua prima ed infinita cristallizazione.

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  7. Nell’atto della Creazione si narra che Tutto fosse in potenza, ad ogni sensibilita’ interpretare tale fattore.
    Se per vista intendi Visione, potresti avere una buona sensibilita’,per quanto io non comprenda realmente l’Essenza di un cosi immenso avvenimento e le sue metriche.

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  8. Tutto allora può essere in potenza. Si spalancano prima gli occhi e poi dopo si fanno vibrare le corde vocali, poi solo dopo si associa il simbolo. Se si parla di fenomeni fisici la potenza c’entra molto poco, al massimo si può parlare di potenza, energia potenziale associata al fenomeno che si è verificato. Sì parlavo di visione, che comunque viene dopo la vista pura e semplice. Prima c’è la visione, poi la parola. Ti ringrazio del condizionale usato in riferimento alla mia sensibilità potenziale, suona come una concessione…

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  9. Ti chiedo scusa non era mia intenzione è un mio modo di espormi, non volevo assolutamente implicare niente, ho mancato di sensibilità.
    Comunque parlando di ciò, intendo di questa tipologia di analisi,credo si parli e dia spazio alla forte carica emotiva e spirituale che lo opere di Marco esprimono, l’intenzione non era assolutamente speculativa., Ti ringrazio invece per il confronto e la tirata di orecchie 😉

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    • I disegni di Marco li trovo passionali e personalissimi, intrisi di una certa carica di energia. Il discorso che facevo, forse presuntuosamente, era di circoscrivere, o meglio giustificare la mia concezione sul fenomeno che sta dietro l’atto creativo. Mi ha colpito, ribadisco il discorso di Marco su parola e immagine. Egli dice che l’immagine è la sua parola , io potrei dire che la mia parola è la mia immagine. Ora questa ” correlazione”, chiamiamola così, potrebbe far scaturire discorsi filosofici interminabili….io a sommi capi, ho cercato di riassumere il mio. Amo comunque il confronto, e mi auguro che sempre in qualche modo possa esserci in queste pagine. Ringrazio io te 😀

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  10. Lieto del confronto e di aver chiarito le posizioni 😛
    Castagnetto è un Artista completo,sia graficamente, ma cosa fondamentale interiormente ed in alcune discussioni fatte recentemente ho scoperto che purtroppo non sempre è cosi.
    Marco Castagnetto ama e pulsa in ogni azione artistica che compie, il tratto ha funzione esponitiva con l’esterno (parola) ed al contempo riflessivo con il suo interno (silenzio Zen),questo permette un confronto perenne fra dentro e fuori ed una crescita interiore che si percepisce nettamente e riversa continuamente in ogni sua forma ed espressione.

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  11. Difficilmente i miei stati d’animo si ritrovano attirati prepotentemente da queste strutture artistiche; è più facile che sia l’occhio a comandarmi di sostare. Lo faccio talvolta e l’ho fatto adesso. E, ogni volta che succede, poi fatico a staccarmene perché vorrei che il mio occhio si desse tutte le possibilità, anche la più impercettibile, di cogliere le fondamenta dell’insieme, di comprenderne il principio e seguirne le linee, con le stesse attese, le medesime rincorse e il passo tutto che si è dato l’autore nella fase compositiva.
    Parto, ogni volta, dalla consapevolezza autoindotta che alcunché di casuale soggiorni nell’opera, che alcunché di frettoloso e superficiale abbia avuto diritto d’asilo in essa e questo, proprio questo, diventa ossessione del mio sguardo. Devo cogliere, devo capire, devo ricondurre tutto al principio e, poi, srotolarlo per poterne ricongiungere i due capi.
    L’ordine che genera il caos apparente: è questa inversione audace delle fasi naturali che mi attrae, infine, ogni volta che mi do la possibilità di sostare di fronte ad un prodotto del genere.
    Bravo molto, s’intende! 🙂

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