Un Volo…pindarico


Ho riflettuto molto prima di scrivere questo articolo. Ancora adesso, è mia convinzione, che sprecare noi stessi, il nostro tempo, le capacità intellettive per spiegare il concetto del nulla, possa trasformarsi in un esercizio di mera retorica che non porta da nessuna parte se non a circumnavigare il vuoto. E’ pur vero che in qualche modo bisogna difendersi e non rimanere passivi a tutto ciò che il mercato e soprattutto l’ITALIOTA medio vuole propinarci forzatamente.
Mister OVVIO Fabio Volo è il prototipo esatto e veritiero della società nostrana. Mentre altri pseudo-scrittori già da me esaminati appartengono comunque ad una nicchia ben definita e allineata, il soggetto in questione abbraccia l’intero universo evolutivo dell’homo basic. Quell’ignominia evolutiva che inesorabilmente crea mostri a propria immagine e somiglianza per poi demonizzarli disconoscendoli.

Prima di iniziare le mie divagazioni è bene precisare, per onoestà intellettuale che anche il sottoscritto, in un periodo di oziosità culturale, ha letto le opere omnie del Pulcino Pio, questo per anticipare i soliti noti che si appresteranno in modo pavido (perché sia mai commentassero il loro dissenso) a pensare che il Vostro è un povero coglione frustrato e ignora la grandezza letteraria di sua maestà Fabio Volo.

Le prime apparizioni di Mr. OVVIO si rifanno alla tv in un famoso programma televisivo chiamato Le Iene. Insomma uno dei tanti pseudo-programmi che si definiscono al servizio del cittadino ma che poi fanno da servi ai soliti noti. Proprio questo suo pedigree televisivo-nazional-popolare, spinge Volo a volersi cimentare in altre attività “artistiche”, che svolazzano (scusate il gioco di parole) dal cinema al teatro fino ad atterrare sulla meta più ambita dal panorama televisivo italico ; la scrittura.
Il poveraccio, non è stupido. Capisce subito che, in questo paese inutile, c’è un profondo buco “letterario” da colmare assolutamente. Una lacuna che deve forzatamente essere riempita, altrimenti il baratro tanto agognato non può essere raggiunto.

L’ormai dipartita dei famosi romanzi Harmony.

Traduco per chi fosse troppo giovane. Negli anni ottanta, non c’era ombrellone, asciugamano o lettino che non annoverasse fra le sue pieghe uno di questi libretti rosa, scritti da zappaterra in cerca di fama, il cui tema era sempre e comunque incentrato sula storia d’amore, condita dai soliti ed inutili stereotipi da quattro soldi, tanto cari alle casalinghe annoiate in cerca di una qualsiasi realtà che non fosse la loro. Credo, ma non ne sono sicuro, che anche questi tascabili a loro volta avessero sostituito un altro sottoprodotto orripilante che rispondeva al nome di fotoromanzo.
Insomma, Mr. OVVIO, capisce al volo (altro gioco di parole…non resisto!) l’occasione e si prepara alla sue sei fatiche letterarie di cui vi risparmio titoli e trame per il solo fatto di potermi elevare a salvatore incontrastato delle vostre menti. Colui che vi ha risparmiato il limbo eterno chiedendovi se mai si possa vivere non conoscendo i pensierini di questo pupazzo semi analfabeta.

Però è giusto e mia convinzione capire il perché del successo dei suoi libri.
In primis, la portata principale di cui si nutrono i suoi romanzi è l’amore. Il sentimento più alto e variegato dell’essere umano diviene sotto la sua penna lillipuziano a tal punto da renderlo, come dicono i suoi seguaci, “normale”. Non pensando che magari quel tipo di normalità, che il Volo traccia sulle pagine non è altro che un paradigma di amori talmente noiosi e inutile da rasentare la mediocrità più estrema.
Lo ricetta di ogni libro è sempre ben delineata :
Un amore difficile e banale, un paio di lutti che non fanno mai male, qualche scopata che vende sempre, e per finire una bella sfilza di luoghi comuni che farebbero impallidire persino l’almanacco di frate Indovino. Per intenderci, tutto quello che l’homo basic sogna e a cui aspira nella vita.
Credo che meglio di qualsiasi personaggio moderno, Fabio OVVIO Volo rappresenti la BANALITA’ che è il vero male di questo tempo. Un male che rifiuta qualsiasi forma che non sia quella prestabilita, che inneggia al rogo per colui che rifiuta schematizzarsi al sistema, che disconosce l’arte ma finge di occuparsene. Un’aberrazione non riconosciuta che viene imposta come consuetudine con il solo scopo di “normalizzare” il popolino.

Secondo il mio parere è questo il vero nodo centrale, cioè l’omologazione.

Il vero scopo dell’editoria nostrana e non solo, è quello di incanalare l’arte in un senso ben determinato in modo tale da creare pseudo automi privi di quel libero arbitrio che tanto infastidisce i lor signori. Risultato che devo ammettere ormai raggiunto, con l’aiuto dei tanti Volatili e scopiazzature varie che passano l’esistenza a recitare il ruolo di intelletualoidi di sinistra ma che in verità sono dei poveri idioti radical-chic pronti a squartare la propria madre per qualche euro in più sul conto in banca. Mi domando come mai non vadano a proferire i loro vangeli nel fosso delle marianne evitandoci le loro amenità senza senso.

In conclusione spero vivamente che Mr. OVVIO abbia occasione di leggere queste righe. Magari in lui nascerà la convinzione di non propinarci più la sua merda, di lasciare perdere i suoi voli (è più forte di me…)pindarici sulla filosofia, che tra l’altro credo non abbia proprio capito o studiato. Altresì spero che le menti di questo paese si sveglino finalmente e contrastino questa situazione surreale, in qualsiasi modo, anche scatenando una guerra mediatica contro questo esercito di scimmie…che proprio dodici non sono.

N.B. Homo Basic : Ringrazio D.R. e C.O. perché in una discussione serale, paragonarono l’italiano medio alla linea di una nota marca di intimo. La linea Basic. La cui particolarità è di essere di soli due colori…Bianco o Nero senza nessuna sfumatura.

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54 pensieri su “Un Volo…pindarico

  1. Sparare su Fabio “OVVIO” Volo è come sparare su Moccia: si deve! Sono i rari casi di “violenza” necessaria. E io aggiungerei anche qualche altro nome… Ma per oggi posso ritenermi soddisfatta. Bravo Gianluca! E un saluto.

    elisabetta

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  2. letto, ma stavolta non sono pienamente d’accordo. oddio, mi irritano sempre un po’ le critiche, sebbene siano quasi sempre costruttive, ma è sempre quel voler sparare a zero sul resto della gente che limitatamente non riesce ad arrivare al massimo delle sue capacità. anche io ho letto dei suoi voli, in passato, e mi sono resa conto che sono storie semplici, e permettetemi il gioco di parole, che possono aiutare le persone semplici a sognare. che c’è di male se qualcuno vuole farlo con dei libri commerciali tra le mani? non tutti sono in grado di comprendere proust, abbiate pazienza.

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    • Mary non scomoderei Proust. Già leggere Murakami che non mi sembra autore difficile, aiuturebbe a comprendere come si scrive un vero romanzo. Al di la di questo hai centrato un punto importante…io voglio scendere in guerra contro questa semplificazione della letteratura. Scrivere e soprattutto leggere deve ritornare ad essere un esercizio culturale, non una ulteriore piega del consumismo. Hanno praticamente stuprato la musica, la televisione neanche a dirlo, il cinema è alla canna del gas…salviamo almeno l’arte letteraria. Grazie per il commento 🙂

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  3. Vergognose parole per uno dei migliori talenti del panorama letterario Italiano. I suoi romanzi hanno fatto sognare milioni di persone. L’invidia e la frustrazione sono evidenti.

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  4. Mi chiedo se davvero si può considerare un talento letterario uno che scrive bazzecole retoriche come questa :

    ” Amo le donne, le ho sempre amate. Come si fa a non amarle? Perché le donne sono belle. Belli i loro contorni, le loro mani, la pelle, i fili contorti dei loro pensieri. Belli i profumi colorati dei loro desideri. Come le loro paure, i loro piccoli turbamenti. Amo la bellezza dei loro gesti. Amo come si asciugano le lacrime con la mano e il sorriso improvviso che fanno dopo aver pianto come bambine. Squarci di luce inattesi. Amo le donne. Senza di loro me ne sarei già andato. Senza di loro non sarei mai più tornato. ”

    dal libro “Il giorno in più” di Fabio Volo

    …..e se ne potrebbero aggiungere molte altre di sue scempiaggini tratte dai suoi “capolavori “.
    Invidia? Ma dai…..a me francamente Volo fa pensare ad un Alvaro Vitali in versione letteraria.

    Grande Gianluca!

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  5. Gianluca, meno male che ci sei e sei qui.
    Detto questo, si comincia.
    A sparare a zero sul nulla si ottiene il niente. Quel niente che c’è nel nulla di cui parlava Gertrude Stein. Ora se si vuol mettere in moto il nulla nella propria vita, padronissimi, si è in democrazia. Che lo si voglia difendere anche. Ma che ci si indigni perché qualcun altro lo dichiari nulla è la dittatura del banale e qui, siamo tutti carbonari. Se la Stein non è così amata come Volo, allora divento democratica anch’io, sperando che Andersen sia ancora nella memoria collettiva non ancora soppiantato da Disney, e propongo gli zebedei e le chiappe dell’imperatore nudo, che tutti ben vedevano nonostante l’evidente realtà del nulla. E basta con questi nulla incoronati, che noia!

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    • Meth…i tuoi commenti sono oro colato per me. Intelligenza ed una fine ironia che mi lusingano oltremisura. Hai detto bene…ci sono e anche se fuori di testa, ci sarò ancora per molto e buona pace ai Voliani, Santacrocetti, Meriniani ecc. ecc.

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  6. Che bello quando un post contiene già in sé la propria confutazione.
    Una lettrice di Volo che, per difenderlo, invoca la sua capacità di “far sognare” (lo fa anche il Valium, avete presente?) e la presunta “frustrazione” di chi lo critica (il classico argomento di chi non ha argomenti, né le capacità retoriche per esporli).
    Evidentemente, l’idea che un’opinione non va enunciata, ma dimostrata, dev’essere di una profondità troppo sconcertante per il lettore voliano medio.

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  7. Mi ripeto tutta invidia, verso un grande artista. Per colei/lui che ha citato le sue parole è forse evidente che mai le sono state dette frasi così belle. Per gli altri è inutile che infarcite i commenti con grandi nomi, per me e per moltissimi altri Fabio rappresenta il meglio ed ogni suo libro una rivelazione. Adios

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    • Gentilissima, oltre a sbandierare slogan sulla magnificenza del poeta dei pop-corn Volo, potrebbe cortesemente fornire una motivazione un pò più tecnica del perchè lei lo ritiene un talento, o perchè anche il pubblico tutto dovrebbe ritenerlo tale? O dovremmo accettare la frustrazione che lei ci attribuisce di default ? Sono prontissima a cambiare idea e aggiungo una noticina a quello che lei mi ha detto : le parole di Volo che io ho citato avrebbe potuto dirle qualsiasi pusillanime ruffianello con una penna in mano. Per intenderci avrebbe potuto dirle anche il mio salumiere Alfonso. Credo che lei gradirebbe conoscerlo, ed è simpatico sà? Una volta mi ha detto ; le poesie sono come i salami, da qualsiasi parti le tagli, sono tutte uguali. Prendendo i versi di Volo, possiamo dargli torto? Ma anche a scrivere banalità, ci vuole un talento incredibile, ha ragione anche lei.

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    • invidia? semplicemente diciamo anche noi la nostra come accettiamo la sua idea, ma solo dopo che ci dirà e darà una motivazione più tecnica sulla fantomatica bravura di volo, come ha precedentemente chiesto la mia collega Mezzanotte e poi dire addirittura Rivelazione?!? scusami ma qui scoppio a ridere in maniera sguaiata…rivelazione?!?!?! ma chi è? è tornato Gesù?

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      • Forse non siamo sulla via di Damasco….e stiamo scambiando il nuovo testamento Voliano per una grossa frittata.. Che Dio ci perdoni e ci illumini. Volo santo subito!

  8. Innanzi tutto grazie a tutti per gli interventi compresa la signora/ina Carolina Ferretti che comunque ha almeno il coraggio, se pur per niente convincente e priva di argomenti, di venire a dibattere su qualcosa che la maggior parte dei SILENTI visitatori pensa. Argomentare questo sconosciuto…mi domando come mai sui famosi social è presente un’orda barbarica di note dedicate a CAPITAN OVVIO e nessuno o quasi viene a dibattere della magnificenza di quest’ultimo ? Misteri della vita…

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  9. Non c’è nulla da argomentare se non il talento di Volo. Potete anche scatenare le vostre ire ma rimane il fatto che lui è famoso e sa scrivere, mentre voi siete dei perfetti sconosciuti che scaricano le frustrazioni sul web. Adios

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  10. Comunque dai, smettiamola di sparare sulla Croce Rossa.
    La povera Carolina lo ha già detto: “mi ripeto tutta invidia”. Tradotto: “non ho altro argomento a disposizione, se non dire che siete invidiosi”. Non state lì a la sua capacità retorica, professorini frustrati che non siete altro.
    Lei vuole soltanto qualcuno che le dica frasi belle come quelle che scrive Volo. Si accontenta di poco: una scatola di Baci Perugina, ed è fatta. Quanti di voi saprebbero essere contenti con così poco, eh? Intellettuali dei miei stivali.
    E poi l’argomento decisivo: Fabio Volo piace a tanti. Tanti frammenti di cervello, messi insieme, ne fanno uno grande, ma grande grande grande. Capito, branco di teste d’uovo saputelle?

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  11. ” Amo le labbra: le amo perche sono costrette a non toccarsi se vogliono dire “Ti odio” e obbligate a unirsi se vogliono dire “Ti amo”. F. Volo

    Davanti a cotanto talento, mi inchino.

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  12. mi riferisco al tuo citare Volo in ‘volo’, mezzanotte :))))
    ché proprio non lo conosco. devo avere un angelo custode…grazie a Gianluca per le sue parole, lette sempre con interesse. api

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  13. sono andata a cercare il panettiere su twitter…cose assurde…errori di ortografia da fare accaponare la pelle e ribaltare nelle tombe i poeti e scrittori significativi della letteratura italiana…essì dobbiamo proprio essere invidiosi e dobbiamo chinare la testa quando volo passa…

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  14. Mary Jane diciamocelo ,suvvia. Fabio Volo doesn’t exist ! il post è carino certo ,ma non all’altezza dei tuoi soliti. È che a volere stare là a parlare dell’ovvio si rischia inevitabilmente di essere pure più ovvi.
    Insomma ,parliamo di un simulacro. Diciamo che la nostra è una quaglia. E le quaglie notoriamente non volano. Strisciano tra gli arbusti alla ricerca di un nascondiglio. Eppure,miracolo ! Questa vola ! O almeno così pare a tutti. Estimatori ( de gustibus ) e detrattori ( chè mi pare pure una gran perdita di tempo ) .
    Perchè? Ma perchè il pennuto in questione è l’amico de maria delle lettere ( sic) , c’ha l’ics factor dell’arte,è il Tronista del grande schermo ! Insomma è il classico uomo qualunque che l’industria ha trasformato in maniere scientifica in un caso e in una star. Un prodotto da laboratorio col quale propagare l’illusione che a tutti, ma proprio tutti, può succedere di brillare e convincere il resto dell’umanità che questo sfavillio sia reale.
    Ecco,a me del Fabio nazionale ( deve essere il nome a trascinarsi dietro ‘sta roba. E mi viene in mente l’esecrabile Fazio ) non interessa altro che questo. Il trucco. L’illusione.
    Baricco è ovvio,Murakami è ovvio ( e stai a vedere,con una media di due o tre romanzi all’anno !) , la Yoshimoto, la Ferrante o la Mazzantini .
    Volo non è ovvio. Tutt’altro! Volo è l’espressione di quanto l’Industria è in grado di ,malignamente, costringerci ad occuparci del nulla.
    Non lessi mai i libri del piccione,giá dopo cinque minuti di televisione il volatile mi fa sbadigliare. Parla come la mia vicina di casa. Tanto vale allora che io vada da lei. Almeno mi offre il caffè.
    Sparare su Volo non solo è inutile,ma pure dannoso. Perchè vuol dire seguire l’ammaestramento diseducativo di un apparato mass mediologico
    Cui non interessa il giudizio ,ma solo lo sguardo,il riscontro.
    Detto ciò ,e chiudo, l’omologazione caro Gianluca,permea in forme diverse,ma con uguale sostanza,tutto il tessuto culturale della provincia Italia . Nel piccolo internet non fa eccezione.
    Difficile trovare una voce originale e vera,una nota dissonante,una corrente contraria. Tu lo sei. Ma non in questo caso.
    Dopotutto anche su queste interessantissime pagine ,e lo penso davvero,sembra impossibile scovare un dissenso,una stroncatura sincera,un punto di vista saldamente contrario.
    O ,restando nell’ovvio,vogliamo forse parlare di certi vetero bar del web dove appaiono ovvietà di ogni forma e dimensione ( eufemismo per cagate pazzesche ) incensate come assoluti capolavori e introdotte da esimi signor nessuno che si esprimono come Verdiglione in pieno delirio lacaniano ,per non dire abbantatuonese ???
    Roba che su il Club dei peti o Gniente che scrive avrebbero risvegliato la rivolta delle masse senzienti. Ma divago,vabbè…..

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      • Signora Ferretti, potendo vantare in questo blog un certo buon gusto, cerchiamo di non disattendere mai quello che si può definire un sobrio e coerente abbinamento : articolo spazzatura per una letteratura spazzatura. Volo, come vede, ci ha fornito questa deliziosa opportunità, e ce ne compiaciamo alquanto. Però mi lasci dire che lei, non ha per niente compreso il commento di Samoa, e questo non mi sorprende – saranno gli effetti lobotomizzanti di chi legge Volo-. Samoa dice in breve che a parlare delle nullità – Fabio Volo – si finisce per essere infettati da altrettanto nulla. Ma il rischio ci piace….

  15. @ Samoa
    A parlare di ovvietà si rischia di dire ovvietà e questa è sicuramente un concetto che non posso non condividere.
    Non condivido critiche anche ad un Fabio Volo se non si è mai letto. E’ come raccontare partite di calcio senza averle viste o recensire libri senza averli letti. Mi è capitata la stessa cosa con la Santacroce, che ho comprato e PURTROPPO letto.
    Al di la di questo, ripeto è condivisibile il tuo punto di vista anche nella parte riguardante la pochezza dell’articolo in quanto pochezza del personaggio ma rimane una cosa che volevo assolutamente scrivere, forse chissà, una sorta di autodafè, per aver letto i libri del pulcino pio.
    Grazie del commento sempre sincero e puntuale.

    Rispondi
  16. Ferretti, ma da quando in qua chi vende a milioni di persone é automaticamente uno che sa scrivere? Piú il pubblico si allarga, piú notoriamente si tratta di spazzatura letteraria e non di letteratura. Piú aumenta la massa di lettori, piú si abbassa il livello culturale. Mi pare di dire ovvietá.

    Rispondi
  17. a dire il vero l’ho ” voluto ” leggere anche io,non mi aspettavo che mi lasciasse qualcosa di particolare,non lo pretendo mai da un libro,da un romanzo ecc…Aspetto però il lieto fine per classificarlo..Ho letto ” è una vita che ti aspetto ” un racconto sulla povertà dei sentimenti che c’è in giro,sesso senza amore,fumo per svagarsi..amicizie che durano da una vita ma che non avrai mai il coraggio di stringerti al cuore..Boh! Mi è piaciuto e non,per il semplice fatto che l’ho ascoltato,come se una persona mi stesse raccontando la sua vita.Forse è questa la fabbrica che produce soldi….tant’è vero che non ci vado appresso…:D

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  18. Il fatto stesso che l’articolo in questione appaia privo di qualsivoglia riferimento critico alle Lettere la racconta tutta, secondo me, sulla inconsistenza dell’argomento preso a pretesto! Non c’é critica letteraria perché non c’è alcunché di letterario (in senso, che piaccia o meno, canonico) da criticare e questo elemento, a mio avviso, relega a pieno
    titolo l’articolo fra quegli articoli “facili e italioti”, corredati di necessari (in quanto portanti rispetto all’esistenza stessa della struttura dell’articolo) riferimenti alla persona stessa piuttosto che alla sua sedicente Arte, che ben poco finiscono col discostarsi, da un punto di vista intellettuale, dal prodotto “facile e italiota” che vanno a discutere.
    E non parlo della corrispondenza necessaria fra il criticato e la critica, quanto, proprio e piuttosto, del valore letterario in sé del prodotto finito. Non escludo che l’autore dell’articolo possa aver scritto ben altro, e di ben altro impatto (non ne conosco la storia) ma, dovendo limitarmi alla lettura
    appena condotta, beh… non ne esco sconcertata 🙂
    Amo le voci taglienti, dissacranti, regolatrici di ordini inattesi (amo solo quelle, in verità) ma le ritengo effettivamente tali solo quando vadano a rilevare, per esempio, il sapore di minchiata che hanno, spesso, le perle del Dalai o, che so, quando abbiano il coraggio di dire ad un amico che ha pubblicato dieci libri di ‘poesie’ e che non manca di ‘taggare’ (ché solo il tag mancava, agli italiani) l’intero universo dei contatti in qualsivoglia ulteriore minchiata si affretti a scrivere : “Ascolta, io ti voglio bene, ma quello che scrivi andrebbe oscurato a prescindere”!
    Sparare su Fabio Volo, e definirlo un idiota (e non diciamo che ci siamo limitati al suo valore come ‘scrittore’ perché non è vero e non avrebbe retto, appunto, un articolo intero) mi sembra, invece, né più né meno che… un prodotto di Fabio Volo! ;D

    Rispondi
    • Anna la ringrazio per il commento che trovo interessante. Ha ragione, sicuramente scrivere una qualsiasi cosa su un tipo come Volo è rischioso perché può essere definito e definirsi un prodotto di Volo stesso. Nessuna critica letteraria da parte mia per scelta, semmai avessi voluto impostare l’articolo in questo modo avrei scritto su Gramellini e non certo del buon Fabio.
      A differenza sua non amo le voci dissacranti, perché molte volte le trovo ancora più noiose, qualunquistiche e finte dei prodotti pseudo-letterari da me citati.
      Per quel che riguarda il suo discorso sul tag lo trovo adorabile, anche se utopistico scrivere ad un VERO amico, che la sua poesia è merda pressata, se ho ben capito lei lo ha fatto e per questo ha tutta la mia ammirazione, comunque io lo estenderei alle continue citazioni poetiche sullo status che trovo altrettanto patetiche e noiose. E anche qui faccio autodafè per qualcosa che io stesso ho propinato ai miei contatti.
      Rinnovo il ringraziamento per il commento sperando in altre occasioni di confronto.
      P.s. firmato Fabio Volo 🙂

      Rispondi
  19. Per carità divina, dammi del Tu! 🙂
    Non credo che il qualunquismo e la non veridicitá di una voce siano caratteristiche appartenenti alle modalità espressive; non è, infatti, in nome della Verità che mi trovo ad essere concorde rispetto ad un pensiero piuttosto che ad un altro e, anzi, non sopporto le convinzioni di chi stabilisce, a priori, la coerenza d’animo e di vita di chi esprime il proprio pensiero rispetto al pensiero stesso.
    Ma, questa, è una battaglia sul cui fronte mi sono incollata da tempo immemore ed è, ahimé, arduassai 🙂
    In questo senso, le voci “dissacranti” mi innamorano oltremisura, non perché ami la contestazione a tutti i costi ma perché ritengo che la dissacrazione stessa, di qualunque argomento, sia segno di profonda intelligenza, laddove accompagnata ad un premesso rispetto per ciò di cui si va parlando.
    Ecco, “dissacrare” è, per me, una modalità; non un contenuto. 🙂
    Quanto al proprio pensiero, che sia in forma di (sempre sedicente, neh) espressione artistica o meno, esposto (e già il termine la dice tutta e senza sconti sull’intenzionalità sottesa :-)) nel proprio spazio e senza andare a “frantumarli a chiunque e di propria sponte”, mi appare, invero, come un compromesso accettabile, che prende le mosse dalla consapevolezza di star dicendo comunque “a qualcuno” (condicio, per me, consustanziale al concetto stesso d’Arte… quelli che dicono “io scrivo per me stesso” li prenderei a badilate, venendo amabilmente a patti con la tolleranza che sempre mi disegno come obiettivo) ma si arresta sul limitare della rottura di coglioni altrui, peraltro non richiesta dal detentore degli stessi! 🙂

    Begli scambi! Mi piacciono!
    Speriamo non arrivino rivoluzionari da condominio a discettare di cacchi privati altrui come fosse critica Artistica superba!
    Bacione!
    😀

    Rispondi
  20. Piú il pubblico si allarga, piú notoriamente si tratta di spazzatura letteraria e non di letteratura. Piú aumenta la massa di lettori, piú si abbassa il livello culturale. Mi pare di dire ovvietá.

    Ma no no no no!!
    Eccolo qui il contraltare di ovvietà al volo raso terra del Fabio.
    Paro paro

    Rispondi
  21. Se uno si presenta una sera e c’è jazz, pensa “bello ‘sto posto dove fanno jazz ci devo tornare” e quando torna la seconda volta c’è musica elettronica, ti sei giocato un “avventore” e tutti i suoi amici che ascoltano jazz e tutti quelli con cui parlerà di jazz e di locali a cui dirà “Cavolo sono andato in quel locale una sera e c’era un bel gruppo jazz, poi sono tornato la settimana dopo e c’erano due imbecilli con le maschere che facevano solo rumore con due pianole, che schifo” e magari erano i Daft Punk.

    Rispondi
    • Mi spiace per gli amici che si beccano il consiglio negativo, perchè affidarsi ad esso senza andare a vedere con i propri occhi e dunque pensare con la propria testa, è deludente, perchè vuol dire fidarsi ciecamente fino a pensare che se ti viene chiesto di buttarti dal ponte uno lo fa senza pensarci due volte.
      Ma ovviamente non obblighiamo il lettore a tornare se non ha trovato ciò che sperava, ma per fortina Noi siamo differenti, sta l’umano pensatore a non attaccarsi ad un buco nell’acqua e a non dare seconde possibilità.
      Cordialmente.

      Rispondi
    • Ottimo commento, anche perché capita a volte di giudicare senza conoscere. Il duo francese dei Daft Punk, non a caso citati da lei, è considerato uno dei gruppi che ha rivoluzionato la musica elettronica mondiale, sperimentando l’arte visiva e quella musicale in una sinergia ritenuta molto interessante da pubblico e critica. Grazie 🙂
      P.s. Dimenticavo, spero proprio che questo blog non sia accostato alla musica Jazz che trovo noiosa e poco interessante. Senza scomodare il rock, preferirei di gran lunga accostare WSF al Blues di John Lee Hooker, Elmore James, Willie Dixon.

      Rispondi
    • Noto una certa difficoltà in giro al concepire schemi diversi da quelli in cui uno consapevolmente o inconsapevolmente si intrappola. Voler rappresentare l’arte credo indichi un certo impegno a ripudiare quella certa monotematicità diffusa in vari blog e gruppi, e a ripudiare direttamente ed indirettamente il rischio di fracassarsi la gioielleria mangiando sempre la stessa minestra. Certo anche a me viene da chiedermi qual è ora l’importanza di Beethoven se in tanti ascoltano e parlano di Gigi D’alessio, però nel voler parlare di musica a 360 gradi è impossibile non considerare l’uno e l’altro.

      Rispondi
  22. Oh! Samoaintutu mi ha risparmiato di scrivere ciò che avrei avuto intenzione di scrivere sulla, ovvia, non corrispondenza fra pubblico xxl e adipe artistica! “Ma faciteme o favore” compreso, s’intende! 🙂

    Rispondi
  23. Dipende sempre se sulla porta del locale c’è scritto “jazz tutte le sere”. E dipende anche se mi piacciono le cose sempre uguali o le alternative che possono essere stimolanti una volta si e una no, ma a me sta bene così. Capito com’è la faccenda,Silver? Dipende. Inoltre credo si debba sempre ascoltare più volte una canzone prima di poterla davvero apprezzare, anche se la prima volta già si crede di averlo fatto. Poi, bella è la libertà di ognuno di andare, venire, tornare o non farlo mai più, è così che si costruiscono autonomia di pensiero e consapevolezza. Cordial (mente)

    Rispondi
  24. Ferretti @ è davvero una cosa ammirevole e straordinaria leggere la sua strenua difesa in favore del Volo nazional-popolare. Poi, leggere come parla bene lo spagnolo, uno struggente Adios ad ogni chiusa! Ha letto anche le traduzioni? Che meraviglia. E come non credere alla sua sincera ammirazione per lui quando pur di farlo arriva, in casa d’altri (qui), ad attaccare l’intera redazione e ospiti (di cui m’importa) definendoli frustrati ? Mi rendo conto che “frustrazione” è un vocabolo difficile, che Volo non usa mai e di cui quindi Lei non conosce il significato; per questo le consiglio un buon vocabolario della lingua italiana che le colmerà tale lacuna. Essere sconosciuti non rende sciocchi sa? Se lo appunti sulla quarta di copertina del libro che tiene sul suo comodino.

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