Inediti di Paolo Gulfi


***

Serata fra amici. Solita Routine.

Un Compleanno.

La gente mi attraversa e non me ne rendo conto,

quando tra i fumi che svolgono canne

palpante una ragazza dipinge

cuneiformi le forme del corpo, il sembiante

forse su tela o su un vetro. Riflesso il suo sguardo

come spirito abbraccia un mantello al mio collo

e la guardo: occhi di perla e

rugiada per bocca.

“Il silenzio risponde al silenzio

in un’ondata di calma,

si rammenda con ruggine

nella tempesta”

Ma dalle labbra sorse un sorriso e

la follia, lentamente, prese il coraggio di un lusso.

In vicendevoli legami dello sguardo,

la mia voce carezzevole

divenne lustro nel suo orecchio

languido miele nel suo petto.

Ritrovata l’amica gioia

qui, al mio fianco.

Non ci credetti: era un ammanco!
Salutandoci – il suo sguardo –

fu una smorfia di rimorso.

Più tardi al pub un amico bisbigliando:

“L’avevamo capito tutti

Era pietà il suo mantello!”

***

Squilla il telefono. Una chiamata.

“Pronto, sono Victoria sono appena arrivata!”

A quella voce una serata di sollievo

birra tra amici, ne rifulge il pensiero

a organizzare, costruire, cercare:

Una sigaretta tirerà una boccata, poi un’altra

e la serata trascorse allegra inviolata, velata

                    da quella dolce danza.

“L’etere del lusso danza

sulle tue cosce nel cielo, un’esplosione

su di te, su ciò che saremo

perla ucraina sbarcata in Sicilia”

Di noi che tu sola ne facesti una cosa soltanto

una trinità di inconciliabile amicizia, poiché lo

sapevamo entrambi in radioestesica coesione:

sentivi più di me i movimenti del cuore,

l’ordine che guidava la mano ad offrire alcool e

                                                       [sigarette,

offrendoti la parte terminale del suo cuore.
“Alcool sulle tue cosce e nelle vene

rosse sentore le vidi sgorgare

in voluttà e ardore,

dalla mano fino al palmo dei miei ulivi”

E noi tre (poiché soli non eravamo affatto)

a bere fiumi di Campari sospiranti fumi e sigarette

rosse come il rosso delle labbra in cui si perde,

ironia della sorte, la nostra amicizia.

In tono di promessa me lo disse:

“Accompagnala a casa, mi raccomando!”

Quella notte, fu una notte di sesso

ed ancora lo ricordano

quel trasudare di alcool,

le poltrone della mia 600.

La luce che dai nostri corpi ne avveniva

rifulgeva dagli specchietti nelle zone di campagna

dove passando, girando ancora ne veniva

l’aria del nostro compagno

o di un sottoposto che reggeva la bandiera.

“Il tono dalla nostra auto non smise di tuonare

finché la nostra sera non ebbe a finire”

La ricordo ancora quella sera

mentre i giorni volgono:

I tuoi fiori crescono

sul davanzale dei ricordi

immobili,

come tempeste in atolli di remita.

Immobili i miei abissi,

inamovibile la mia colpa.

Nota Biografica:

Nasco a Ragusa il 3 Giugno del 1986.
Nel 2006 prendo parte al progetto “Poeti chiaramontani”, sponsorizzato dall’AVIS e curato dal poeta Giovanni Catania. Nel 2007 il poeta Sergio D’angelo inserisce la poesia Confessione del poeta viandante all’interno “Gocce di luce”, opera collettiva di poeti e amici. Nel 2009 partecipo al concorso nazionale di poesia di Chiaramonte Gulfi ricevendo la segnalazione per merito. Nel 2010 pubblico la prima raccolta di poesie dal titolo “Mosaico”, i cui ricavati verranno devoluti in beneficenza. Nello stesso anno conseguo la laurea in Filosofia all’Università di Catania. Da novembre 2011 prendo contatto con Serse Cardellini e l’Ass. Culturale Thauma,  ricoprendo il ruolo di curatore editoriale in Sicilia. Nel dicembre dello stesso anno organizzo e co-direziono con Sebastiano Adernò il primo incontro fra poeti e  giovani scrittori siciliani  Orgoglio di Frontiera. Nel marzo del 2012 ho curato l’uscita della silloge di poesia “In luogo dei punti” di Sebastiano Adernò edita per i tipi della collana poetica itinerante Thauma Edizioni.

Alcune mie poesie sono apparse su blog di poesia come TornoGiovedì, Poetarum Silva, e Il Club dei poeti e su riviste come La Masnada. Collaboro le riviste on-line Sitosofia e Filosoficamente.

Ho un blog personale di poesia e filosofia: http://paologulfi.wordpress.com/

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8 pensieri su “Inediti di Paolo Gulfi

  1. Pingback: Inediti su WSF | PAO LOG

  2. Le persone abitano dentro noi e ci stanno come coinquilini desiderati… ritrovarli in versi vorrebbe dire vivere quelle esperienze più da vicino… Ti ringrazio meth sambiase.
    Antonella grazie ancora per la pubblicazione e per la stima. 🙂
    Buona lettura!

    Rispondi
  3. Un testo come “unicum” o due testi interconnessi, dove il secondo dei due è contappunto al primo. eppure suo inevitabile completamento… versi come sequennza di accadimenti “molecolari” che vanno a condensarsi, attraverso significanti che scorrono su piani paralleli (alternati e alternativi a un tempo, eppure osmotici e, in trasparenza, giacenti su un medesimo piano), a costituire il grande significante situazionale aperto che è, per me, il testo poetico. Grazie ad Antonella. Grazie a Paolo

    Rispondi
  4. Il grande significato della poesia è “molteplicità triturata e che restituisce fiamme” [Artaud]. Io credo molto nell’intrinseco quanto sconvolgente valore enunciativo della poesia: essa è fiamme. In queste poesie, che ancora di più, come ha avuto modo di notare Antonino, che ringrazio, sono una sequenza di accadimenti “molecolari”. Esso è ancor più vero se si vedesse tutta la serie di poesie che scorrono fra le maleimpressioni. Una sorta di climax che non smette di crescere e che non conosce discesa né ascesa ma continua circolarità. Le due poesie aprono e chiudono, si volgono e stravolgono. Non si quietano se non nell’acquiscienza del verso, che una volta mosso, è già sparito, lontano da sé e dal suo significante, per poi più in là esser ripreso. L’osmosi calcarea della vita. Ringrazio anche gli altri commentatori per gli apprezzamenti.

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