L’inferno di Sam Stoner


Me ne stavo lì, a terra. Con un fiotto di sangue che si riversava su quel freddo e desolato marciapiede.
Stavo crepando.
Lo sapevo e non potevo farci niente, se non aspettare la morte.
Tenevo la mano premuta contro la ferita illudendomi di poter fermare l’emorragia, ma il sangue continuava a uscire, scorrendomi tra le dita. Continuavo solo a chiedermi come fossi arrivato in quel fottuto angolo di strada a quell’ora di notte per crepare solo come un cane. Questa domanda bruciava più della ferita. Scavava in ogni angolo della testa come un roditore bloccato nella propria tana.
Era difficile capire quanto tempo fosse passato e perché ancora non fossi crepato o svenuto. Riuscivo a malapena a respirare. Avevo perso molto sangue come pure la speranza che qualcuno mi soccorresse.
Poi, finalmente, vidi un’auto accostarsi al ciglio del marciapiede sull’altra corsia. Era una bella macchina sportiva, molto elegante. Lo sportello del guidatore si aprì. Scese un uomo. Io non sono credente, ma in quel momento pregai il cielo e le sue Divinità che quel tizio potesse avvicinarsi e accorgersi di me. L’uomo attraversò la strada. Si diresse nella mia direzione. Raccolsi le forze. Dovevo riuscire ad attirare la sua attenzione. Il silenzio di quella notte mi avrebbe aiutato.
L’uomo puntò verso il distributore di preservativi posto fuori la farmacia chiusa, a pochi metri da me. Andava bene. Da quella distanza mi avrebbe di certo sentito.
In quel momento due ragazzi si avvicinarono all’auto. Uno rimase fuori a tenere sotto controllo la strada, l’altro salì dal lato guidatore. Dopo qualche secondo quello in piedi indicò al suo compare l’uomo che poco prima era sceso dall’auto. Probabilmente stavano cercando le chiavi.
Il ragazzo scese dall’auto, attraversò la strada e puntò verso il proprietario dell’auto ormai prossimo al distributore. Durante il breve tragitto sfilò dalla cintola dei pantaloni una pistola. Pochi secondi e la canna di quell’arma avrebbe trovato il suo bersaglio. La via era deserta, poliziotti non si vedevano e i conducenti delle poche auto che passavano erano occupati a pensare ai propri cazzi.
Il tipo dell’auto era a pochi metri da me. Era questione di secondi. Cercai di richiamare la sua attenzione, ma dalla mia bocca non uscì nemmeno un suono.   Era fregato e io con lui.
Il ragazzo era alle sue spalle, alzo la canna della pistola, ma non ebbe tempo di dire o fare un cazzo di niente perché l’uomo si voltò velocemente, disarmandolo. La pistola finì a terra.
Mi resi conto che la vetrina della farmacia, completamente buia, rifletteva l’intero tratto di strada come fosse un specchio. L’uomo dell’auto aveva visto quello che stava accadendo, ma non si era voltato né era fuggito. Colpì il ragazzo al viso e poi gli diede un violento colpo al ginocchio. Sentii il crack delle ossa.
Solo in quel momento riconobbi quell’uomo. Tutto mi era familiare: gli abiti, il modo di muoversi, la tracotante supponenza di poter fregare da solo due figli di puttana armati. E soprattutto il suo viso.
Ora sapevo cosa sarebbe accaduto. Lo sapevo perché quell’uomo ero io.
Cercai di avvertirlo, di avvertirmi di prendere la pistola finita a terra e allontanarmi, ma non riuscii a pronunciare una sola parola.
E accade quello che già sapevo, quello che avevo vissuto solo pochi minuti prima e che ora si ripeteva come in un infernale déjà vu: mi sarei avvicinato al ragazzo a terra per scaricare su di lui la mia rabbia, quella che mi portavo sempre appresso. Lo avrei ammazzato di botte. Era questo che volevo fare.
Ma non feci in tempo ad avvertirmi. Vidi la fredda lama di un coltello entrare di nuovo nel mio fianco. Come prima cercai un appiglio, qualcosa a cui sorreggermi. Mi vidi fare qualche passo verso la vetrina della farmacia, nella mia direzione. Qualche metro e mi trovai a tu per tu con me stesso. Io a terra, immobile, e l’altro me, ferito, che mi sovrastava e che, trovando il vuoto davanti a sé, mi cadde addosso.
Chiusi gli occhi, cosciente che quel corpo di oltre ottanta chili sarebbe stato la fine. Ma non ci fu alcun impatto, avvertii solo un dolore lancinante nel costato, dove era la ferita, che cominciò di nuovo a versare sangue.
Me ne stavo lì, a terra. Con un fiotto di sangue che si riversava su quel freddo e desolato marciapiede.
Stavo crepando.
Lo sapevo e non potevo farci niente, se non aspettare la morte.
Tenevo la mano premuta contro la ferita illudendomi di poter fermare l’emorragia, ma il sangue continuava a uscire scorrendomi tra le dita. Non piangevo. Continuavo solo a chiedermi come fossi arrivato in quel fottuto angolo di strada a quell’ora di notte per crepare solo come un cane.

Biografia:

Appassionato di letteratura anglosassone, dei grandi autori dell’Ottocento, del teatro classico e di cucina italiana. Scrive sempre a penna e con inchiostro rigorosamente blu. Le sue opere vanno dal mistery al crime, dal dramma al thriller.
Fondatore insieme a Violet Blunt e Cornela van de Kamp del progetto Mary Shelley Project  per la rivalutazione e promozione della cultura gotica e Direttore editoriale della rivista gotica Mary Shelley Project Magazine.
In attesa di pubblicazione: due romanzi, il thriller “Adrenalina” e il thriller esoterico “Il Tredicesimo Racconto” e una serie crime ambientata negli USA. Due romanzi attualmente in scrittura.

Pubblicazioni:

2012 Presente nella Serie Atlantis con il racconto Moscow’s Fury
2012 Vincitore del concorso That’s Amore con il racconto Amore, questo bastardo
2012 Vincitore del concorso Serial Corpifreddi con il racconto  Elvis rosso sangue
2011 Linea d’ombra racconto presente nell’antologia Paesaggi Letterari  – AA.VV. – Historica Edizioni
2011 Espiazione racconto presente nell’antologia Italian Noir – AA.VV.  – A cura di  Gisella Calabrese e Giuseppe Mallozzi per I sogni di Carmilla.
2010 Suicidio e resurrezione racconto presente nell’antologia Natale in Noir –  AA.VV.  – A cura di Alessandra Buccheri e Paolo Gardinali
2008 La stanza, Una morte mancata, Sei fuoristrada racconti presenti nell’antologia Bonsai – AA.V.V. – Editrice Uni Service  – A cura di Cinzia Giorgio

Blog:  www.samstonerblog.com
Facebook: samstoner

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Un pensiero su “L’inferno di Sam Stoner

  1. con la calma del dopo, ho letto con passione questo racconto di stoner, i gialli e comunque i noir hanno per me un potere affascinante, amo molto questo filone visto la passione che ho per la cornwell.
    complimenti dunque a sam, per la forza con la quale cattura il lettore fino all’ultima riga

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