Quel luogo chiamato Val Di Susa di Adriana Pasetto


Ph Luca Pizzolitto

Esiste un luogo chiamato Val Susa. O almeno esisteva. Perché da troppo tempo quel luogo ai piedi delle Alpi Occidentali nient’altro è divenuto se non una visione straziante del potere mafioso in Italia. Da vent’anni si è deciso che in Val Susa passerà il Tav – anche se molti dei politici italiani certamente ben conditi d’istruzione continuano a chiamarla la Tav –  e nonostante quest’opera sia profondamente costosa, inutile e deleteria per la salute degli abitanti così è stato deciso e così si farà, o almeno Loro lo credono. Loro, quelli che già vent’anni fa si sono intascati mazzette e mazzette e che ora non potrebbero ridarle indietro avendole già spese chissà dove. Il Tav, per chi non lo sapesse, è un maestoso progetto di un Treno Alta Velocità per MERCI – molti ancora pensano sia passeggeri ma così non è –che dovrebbe partire da Kiev per arrivare a Lisbona e viceversa, passando dunque attraverso l’Italia che si è auto proclamata “punto strategico”. Di quale strategia ancora non ci è dato saperlo, visto che il Portogallo ha bloccato il progetto così come sta pensando di fare la Francia con il Presidente Hollande. Così la Tav porterà in quel di Torino dei beni di prima necessità provenienti da Kiev, e anche in questo caso non ci è dato sapere quali siano.

Quello che avviene in Val Susa da anni non è dato saperlo al popolo che si basa su false notizie giornalistiche. Il Movimento No Tav è un movimento ampio che include varie realtà e basterebbe prendere parte ad una qualsiasi marcia organizzata un mese sì e l’altro pure per saperlo, ma il popolo preferisce mantenersi stretto ad una comoda poltrona e non godrà mai di quelle immagini che mi riempiono il cuore di gioia, quelle in cui puoi osservare famiglie intere con bambini e cani al seguito sfilare pacificamente. Il popolo non potrà neanche mai sapere perché una lotta pacifica esistente da oltre vent’anni talvolta può trasformarsi in una sassaiola; il popolo non potrà mai vedere al di là del proprio naso fino a quando un lacrimogeno ad altezza uomo non colpirà sul volto il proprio figlio; il popolo non saprà mai realmente che il Movimento vede schierati in prima linea nonni che lottano per dare un futuro ai propri nipoti. Quanti motivi per dire NO al Tav? Troppi da elencare: il calcolo spese previsto inizialmente che si è negli anni moltiplicato; la natura deturpata in un luogo in cui non servirebbe farlo spendendo un decimo di quei finanziamenti per migliorare la linea tramviaria esistente; la salute degli abitanti messa in pericolo da amianto e uranio che in natura esistono nelle montagne val susine che dovrebbero essere scavate per 50 Km. E via dicendo.

Così avviene che un movimento che arriva a portare per strada 80mila persone diventi improvvisamente pericoloso per il futuro di un’opera inutile eppure fondamentale per le tasche di qualcuno. Non quelle del popolo certamente, anche perché quest’opera progettata oltre vent’anni fa ad ora non ha neanche un progetto certo e sicuro. Come si combatte un movimento con idee proprie valide? Lo si combatte tramite un’informazione corrotta e distorta; lo si combatte arrestando chiunque capiti a tiro – perché l’Italia è quel paese in cui essere presenti ad una manifestazione non gradita vuol dire commettere reato – e si cerca di sfinirlo militarizzando un paese. La Val Susa è militarizzata, con tanto di filo spinato e jersey. Però l’Italia è così, grida allo scandalo quando questo avviene all’estero e non quando la giustizia manca in casa propria.

Marianna ha ventun’anni ed è stata condannata ad otto mesi di reclusione. La sua colpa? Essere presente in prima linea a difendere i suoi diritti e i diritti di tutti gli italiani. Io la ringrazio, come ringrazierò sempre chi ha il coraggio di rimanere in prima linea nonostante il lancio di lacrimogeni al CS  – vietati dal trattato di Ginevra – e gli idranti a pressione riempiti non solo di acqua ma di sostanze urticanti. Io ringrazio anche chi spesso mi ha permesso di scappare, perché le pietre si lanciano da entrambe le parti delle recinzioni, ma da una parte c’è chi dovrebbe difendere i cittadini e dall’altra i cittadini che non vogliono più farsi difendere da chi l’umanità non ce l’ha.

di Adriana Pasetto

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17 pensieri su “Quel luogo chiamato Val Di Susa di Adriana Pasetto

  1. Quello che viene detto in questo articolo e’ molto interessante!
    Sono una di quelle che non si e’ mai interessata veramente alla questione Tav, ma non perche’ non sappia quello che sta succedendo,ma perche’ so quel poco che si legge sui giornali e riviste.Sono anche tenace e pragmatica e se una faccenda inizia a interessarmi, come adesso questa, voglio sapere, conoscere, vedere, se e’ possibile con i miei occhi, documentarmi fino alle origini. Qui si parla di tangenti prese anni a dietro…, si parla di merci che devono arrivare da Kiev, ecc…quando si denuncia qualcosa , come sassaiole e violenze fatte a cittadini manifestanti, sarebbe bello, considerato che e’ un movimento grosso e importante, documentarle con fotografie, nomi e cognomi, e fatti con date e testimoni, non perche’ io non creda a quello che dite, ma proprio perche’ , come si dice nell’articolo, e’ l’unico modo per il lettore che vuole diventare testimone , pur non potendo partecipare direttamente, di una vicenda che non puo’ avere smentite, capire la verita’ e il senso critico che ho sviluppato negli anni, mi,ha insegnato ( avendo anch’io un blog che denunpcia ingiustizie e altro, si sviluppa fornendo questo tipo di dati, altrimenti rimane tutto, nella mente delle persone, solo letteratura.
    Devo dire che tra tutti quelli che ho letto in rete, questo articolo e’ quello che mi ha smosso il mio interesse, forse perche’ raccontato con intelligenza e da chi l’ ha vissuto.
    Solo una questione non. Il trova assolutamente di’ accordo. Il rispondere alla violenza, alla quale siamo ormai abituati, fisica e non, con altra violenza…al lancio dei sassi non si risponde con lanci di sassi, ma con con la non violenza che e’ l’arma piu’ potente che ci sia…, si risponde fotografando, documentando e denunciando in rete, ripeto con nomi e cognomi…se nessuno alza un dito, sara’ evidente che i tafferugli siano stati altri a cominciarli…e se nessuno risponde, l’eco di una simile ma infestazione diventerebbe cosi’ atipica e nota per numero di partecipanti che avrebbe ancora piu’ risonanza…la rabbia e’ l’altra faccia dell’amore per la giustizia, per la vita, ma quando si trasforma in violenza, anche per difesa, diventa qualcosa d”altro.
    Complimenti per l’articolo e per questo blog , che seguiro’ sicuramente.

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    • Gentilissima Egle,

      il web tra articoli e video (you tube o you reporter) è ormai zeppo di testimonianze. Sarò lieta di linkarle tutto così potrà vedere coi i suoi occhi lacrimogeni piombare sulle teste di chiunque da cento metri di altezza e via dicendo.

      E’ vero che alla violenza non si dovrebbe rispondere con la violenza ma quando si viene colpiti senza motivo credo sia umano reagire: io penso sempre che potrebbero colpire mia madre e allora nonostante la mia non violenza reagire.

      Ho scritto quest’articolo dopo aver letto un bellissimo contributo sul G8 e gli eventi della scuola Diaz. Sarebbe il caso di non aspettare nuovamente anni e anni prima di trovare dei colpevoli.

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  2. credo fortemente nelle idee del popolo della val di susa e nel mio piccolo cercherò di dare loro voce.
    ringrazio adriana per la sua voce che si è fatta portatrice di quella della val di susa.

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  3. credo nella lotta di questa gente, che va avanti da anni, alcuni dei ragazzi sono cresciuti con la bandiera notav in mano, e oggi, adulti ancora lottano. Per chi volesse ulteriori informazioni, immagini documenti su facebook stesso esistono gruppi di lotta e di informazione dove si può trovare tutto il materiale che si vuole.

    Grazie Adriana per il bellissimo articolo.

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  4. Bello l’articolo e molto esaustivo. Voglio soffermarmi sul concetto di uso della violenza.
    L’itaGliano medio ha nei suoi peggior difetti quello di essere un moralizzatore all’ennesima potenza, invocando libertà e pacifismo neanche fosse il buon samaritano tra litri di olio e vino.
    Se invece ad essere minacciata è la sua isola pseudo-felice, ritiene necessario brandire l’ascia come e quando gli pare, dimenticando tutti i buoni propositi da bambino demente che fino ad un nanosecondo prima andava gridando..quindi eviterei i soliti processi di piazza italica, perché imporre il pacifismo è comunque un atto repressivo e violento nei confronti di chi la pensa diversamente.
    P.s. I bravi ragazzetti blu mi hanno lasciato un paio di ricordini addosso qualche anno orsono( tanti in verità)…ancora li ringrazio per avermi aperto gli occhi.

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  5. Eppure su tutto, mi interrogo su cosa debbano mai inviare a Kiev. Se fosse una tappa polacca mi verrebbe da pensare l’Ivar o il Nyvoll dell’Ikea. Quanti danni deve fare ancora questa nuova colonizzazione denominata globalizzazione prima che venga fuori l’orgoglio? Possibile che siano così tutti anestetizzati da giochini elettronici da adulti da aver perso ogni riferimento umano alla propria appartenenza?

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  6. Gentilissima Adriana, spero anch’io che non si aspettino anni prima di processare i colpevoli..considerato come sta messa la giustizia italiana, dubito che sia possibile.
    Ho seguito da vicino le faccende del G8 e della Diaz e concordo sull’inammissibilità di tempi così lunghi e ci sarebbe molto altro da dire…grazie per i link …l’isitinto di difesa per se stessi e per i vicini è comprensibile e credo che tutti risponderebbero come possono , anche attaccando per difendersi…ma senza falsi moralismi, credo csia proprio quello che vogliono indurre a fare…da corpo unitario , si diventa piccoli frammenti , persone appunto , che difendono se stesse, fisicamente, e la richiesta, non di pacifismo, ma di collaborazione, di venir ascoltati , di creare una discussione perde forza…anche perchè strumentalizzata poi dai media…tutto si confonde, le colpe, le responsabilità, ecc..agli occhi di chi legge e di chi giudica poi.
    @gianluca imporre il pacifismo , come qualsiasi altra cosa è un atto di violenza, la richiesta di dialogo, di collaborazione e di ascolto è ben altra cosa …si chiama richiesta di democrazia…
    I raggazetti blu hanno colpito molto più a fondo di quanto si veda io credo, sono riusciti a ricondurti alla tua isola psuedo felice, l’unica forse che ci è rimasta intoccabile, quella di salvaguardare la nostra incolumità e vita. Ognuno la propria , intendo….

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    • Le richieste d collaborazione e di ascolto si portano avanti da vent’anni in cui nessuno ne ha mai parlato..il pacifismo c’è stato e c’è tutt’ora..ma non viene mostrato perché non fa notizia e non riesce a mettere in cattiva luce un movimento. La Val Susa non difende se stessa, difende l’Italia.

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  7. Sono senza parole, ma d’altra parte di cosa ci stupiamo? L’informazione non è mai stata tale, è sempre stata opinione dell’opinione e al peggio mistificazione pura. La democrazia? Una gran bella favola. L’Italia è all’apice del suo deboscio.

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