Poesie del padre (parte prima)


(La scelta del tema forse è condizionata dall’assenza. Reputo il modello del padre vicino a quello che Jacques T. Godbrout spiega come linguaggio del dono: è il modello dell’alternanza e della reversibilità, in cui ciascuno è a sua volta donatore e donatario. La biografia individuale è naturalmente relativa, ma in questa prima parte di poesie del padre, scelgo quelle legate a questo sentire)

Seamus Heaney

(da Attraversamenti)
Acqua che scorre non ha mai deluso.
Attraversare l’acqua dava sempre un risultato.
Le pietre d’un guado erano stazioni dell’anima,
Un kesh poteva indicare ciò che altri chiamavano causey,
sentiero rialzato sulle pozzanghere d’una torbiera,
e il cause che scavalca vecchi soli o corsi d’acqua.
Dire queste cose mi rassicura. Inoltre,
non posso parlare di kesh o di guadi
senza che m’appaia l’ombra di mio padre
su un sentiero al tramonto, mentre guarda vanghe ed abiti
forse ammucchiati da scavatori di torba, o deposti da anime
prima di attraversare il tronco che travalica un rio.

Angelo Barile

(da Poesie)

Su tardi giorni improvviso t’illumini
al giovinetto che ti legge Dante,
acqua leggera passa
tra le sue labbra il verso di Manfredi
pieno d’orrore e di peccati: e ti vedi
senti frangere al petto la fiumana.
Chini la testa, preghi
quasi scandendo nella voce bassa
Ma la bontà infinita…

Mai parola
sentii, negli anni, prendere più forte
a un sacro vento
le radici di un’anima; e le mie
fecero nodo di quel fremito.
Torna
con quel tuo accento, sale
preghiera, dal mio profondo trafitta preghiera
ora che da una sponda
che s’abbandona al tuo cielo ti parlo
non come parla più un figlio. Son prono
anch’io al limite: un uomo
grave di nembo: eguale
come un fratello al suo padre canuto.

Alberto Pellegatta

(da L’ombra della salute)

I suoi pensieri sono ascensori.

Spariscono le rotte

i risultati dipendono dalle distanze. Cambia

la funzione della sera.

Non è cosa da uomini di mezza età,

trasloca la liturgia, introduci il disordine.

Non vede neanche bene fino in fondo,

nei viali più profondi del cervello

ma c’è questo sudore bianco in superficie

il muco le infezioni i ripostigli.

E l’eccessiva intimità che ha con se stesso.

Franco Buffoni

(da Il profilo del Rosa)

Suo padre faceva il guardiano della pallavolo.

Lo vedeva sempre alla domenica

E un po’ se ne vergognava

Perché parlava troppo ad alta voce

Mentre si entusiasmava,

Come quando lo mostrava ai giocatori

Diceva il mio giovanotto eccolo qui

E quelli neanche si voltavano.

foto di (C) Sandra Dello Iacono.

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12 pensieri su “Poesie del padre (parte prima)

    • Dico sempre la verità perché rende liberi. Non è come tu pensi, gli articoli su WSF sono programmati mesi prima. Questo è il primo di un ciclo che si concluderà, credo a marzo.
      Ma son felice che tu sia passato.

      Rispondi
  1. Papy’s – 2007 –

    In nero accoccolato
    senza boccoli e spuma,
    mi ritorni addosso
    come un violino
    e i suoi gesti d’aria,
    le girandole ed i muri blu.
    Fra l’acquaplano
    e l’acqua chiara
    ti ho rivisto
    dall’estremo opposto
    del tuo posto,
    li’,
    tra ferite biografiche
    e stenti di biologia in lotta
    nel vento che ti chiama allo zenith,
    nel sorriso contrario
    che ora piega
    la fiamma dei tuoi falo’
    ai cigli delle pietre.
    A nessuno importa
    se i fiumi
    trovano anche il tempo di fermarsi,
    allora lascia che mi fermi anch’io,
    voglio comunque recitare
    la preghiera del giorno dopo,
    rinascere beata
    come un ricciolo dei tuoi capelli,
    un carro,
    un cavallo,
    una trottola.

    Rispondi
    • non riesco ad astrarmi, è ancora tutto sordo dentro di me. Mio padre era un pianoforte, il tuo un violino ed ora sono ancora dentro le lacrime leggendo queste righe. Scusami, scusatemi.

      Rispondi

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