Inediti di Silvia Molesini


Non s’integrava

Non si integrava, a distanza
immigratizia ma sociale ma
non integrata non quella
mascherina, la fata, non rosa e
non quel giornale, rosso, quel
saluto non quella musica figa
l’appartenenza-mistero
(possesso disambigua), non
si faceva vedere qualcosa in mezzo.

Col piccolo cucù cuore a passeggio
sui ponti più lunghi del quartiere inserato
col vento dentro passava Cucù,
la silenziosa bombardata specialmente:

che non s’integrava
alla notte spennellata in
corpo maturo o a
venti bambini seduti a rovescio
nella sala impagliata e
beati saperne ridere cantando:
esce preoccupata dalla porta, a foga,
non ha il tocco armonizzato ora
nuota scorrente e inciampa disintegra.

Lei stessa

Bloccato in pezzi di posizione il ponte d’acqua
non si allunga come deve e l’acqua confina
e il luogo non conosco
damarina, fiottìo, sincrona
la voce di una sintesi moina
ammaliante dove incespa ti vedo
:
che assoluto preciso batti.
Una pulsazione muove un atto
e che pretende cavi, strutture, io
debolerò in dio  davanti
l’immagine la forza il sangue stelo
la matri stortura lei stessa
bloccato il ponte d’acqua in posizione spezza.

*

E quando si precisa un volto lì
e diventa lo sguardo terreo pare
in concreta sentenza soffrire fa
chiudere tutta la voce

e me in vado balorda
che mi è sparito non certo canto
che non ho portato l’acqua piova
che cari temporali, han desertato.

(L’alba schianta e)poco inferno

L’alba, un giorno che è arrivata
faceva ciocco
e la lingua leggeva la strada, una lunga
fino lì, dove si ferma biforca e
disapparendo
tramonta.
Emma, ora, queste parole non arrivino
dove povera lei, che sbagliava,
e per giunta ch’adesso c’importi
dove andasse l’alba se un giorno
congiungeva cioccando
con quella lunga lingua madre
e l’asfalto, e che giungesse al bivio
e che faceva notte:
ai bivi hanno dedicato monumentali,
una casa di diavolo, ella bambina infangata,
le viteinmmorte percolanti

come sai un’alba è arrivata al giorno sbrindellata
e nella bocca cera lingua bastarda e lava.
Si che alle strade rotte guidavamo i diavoli:
il loro poco inferno ci sembrava una sera.


Nota Biografica:

Silvia Molesini, nata a Bussolengo (Vr) il 14 luglio 1966, vive e lavora come psicoterapeuta a Costermano (sempre Vr). Ha pubblicato le raccolte Nuova noia (Ibiskos ed. 1987), L’indivia (Campanotto ed. 2001), Il corpo recitato (I figli belli ed. 2004), Lezioni di vuoto (Liberodiscrivere ed. 2006), Cahier de doléances (Samiszdat 2009), 13 algebriche mistiche (voici la bombe 2010). In corso di pubblicazione “Un Es opaco”. Ha partecipato al romanzo a rete Rifrazioni scomposte su corpo 12 e, per circa due anni, membro fondatore, al progetto Karpòs. È presente in diverse antologie, su riviste letterarie , fascicoli e siti web (Le voci della luna, Filling Station, L’ortica, Critère, Niederngasse, Progetto Babele- Il foglio letterario- Historica, Absolute Poetry, Lettere Grosse, La dimora del tempo sospeso, Podcast di Poecast, La poesia e lo spirito, Private, Tellusfolio, Nuove Tendenze). E’ stata segnalata in alcuni concorsi di poesia (nel 2008 : con Esanimando al Premio Montano e al premio Mazzacurati/Russo con Cahier corpo piccolo ). Collabora con zeropoetry e viadellebelledonne. Work in progress e sito di riferimento: Nascita e morte (titolo provvisorio). Letture su http://www.myspace.com/molesini (Alle quattro e venti circa) e su http://www.youtube.com/molesini.

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13 pensieri su “Inediti di Silvia Molesini

  1. La Molesini, Silvia, la più arrischiante nel tempo della povertà, la Silvia che rende europea la Sexton, che divora i cuori come le albicocche, che divora i versi e li rimastica e li restituisce così ricchi che ti chiedi come sia poi nutrirsene. Persino troppo intensa. Quasi non si confina, lei, quando scrive come qui. Bellissima, incantata presenza, ovunque sia.

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  2. han detto molto e quasi tutto sebastiano e nerina.
    mi sento affascinata dalla sua scrittura e dal suo esporre a voce, nei reading queste intensità.

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  3. La continua negazione ribalta la percezione delle presenze. Non era, non quella, non certo, non ho portato. La grana grossa delle catene con cui Silvia costruisce i versi è una rivelazione pubblica di segreti messi all’aria.

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  4. Ringrazio per l’attenzione e per i commenti intriganti e gentili. Questi testi rappresentano bene gli ultimi movimenti del mio scrivere: sempre in bilico tra un aggiungere e un togliere qui è più un togliere; ho scoperto che è meno semplice leggerli, o sono io che vado di fretta e che mi emoziono sempre, troppo.
    (Potrebbero essere pubblicati in una raccolta che chiameremo “Mazzo di fiorellini”

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    • :), ognuna ha la sua specificità, l’austerità rosselliana, la cadenza risonante di una Marmo. Mi piacerebbe controllare di più l’ansia, o trasformarla, ecco, come a volte accade; gestire meglio lo strumento, credo che anche il testo passerebbe meglio. Ma non dispero, sono momenti, le letture, in cui il testo prende un volo e un corpo (anche arrossente)

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  5. dalle prime cose lette – sf 2000 giù di lì – ad ora c’è il corpo carnoso di una poesia che è sempre stata tale – slacciata slanciata che a guardarla bene ci vuole un cannocchiale per quanto fila lesta sinuosa a scudisciate per le strade le paure le rivoluzioni. e ora si è fatta così piena sui fianchi sicura dentro i suoi tacchi alti e tanto più può tenderti le braccia quanto più puoi allungar l’orecchio.

    sempre ammirata.
    al seguito, io’.

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  6. vedi Iole, lo sguardo dell’altra come apre codifiche! vederla fatta donna così, su tacchi impensati, questa mia androginetta, in continua negazione (come suggerisce Meth) ma che divora cuori (Nerina): si forse i cuori le hanno fatto i fianchi (ti abbraccio, sempre molto contenta di sentirti)

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  7. Premesso che leggo e conosco la scrittura di Silvia da tempo, per partecipazione comune ad altro blog. Trovo che i suoi testi hanno avuto e continuano ad avere una sorta di inarrivabilità e mistero che li rende per questo molto intriganti ed artistici. Mi piace oltremodo quell’austerità e l’ansia – come Silvia dice – che li pervade, elementi che a mio avviso ne fanno proprio il carattere personale e perciò distintivo della sua scrittura. Per mio gusto personale prediligo infatti più un verso marcato e frammentato piuttosto che uno morbido e disteso, ed anche se in queste liriche in particolare, le pause di distensione le rinvengo, però mai abbandonano quella caratteristica di tensione concettuale ed emotiva, che le rende potenti oltre che belle.

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  8. Una vita che non leggo poesia. Qui posso dire che c’è veramente qualcosa di bello…il bello poetico per intenderci, quel qualcosa che quando si legge anche dalle prime righe ci si accorge di un segno, un particolare, che fa pensare di essere di fronte a qualcosa di non letto, nuovo finalmente. Complimenti

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